Anche i medici aiutarono i torturatori della Cia
Il manifesto 8/04/09
GUANTANAMO L’accusa della Croce Rossa, in un rapporto confidenziale rivelato dal New York Times
Mario Croce
Personale medico è stato «profondamente coinvolto» negli interrogatori del famigerato carcere di Guantanamo. E’ quanto denuncia un rapporto della Comitato internazionale della Croce Rossa in base alle testimonianze di 14 prigionieri appartenenti ad al Qaeda e portati nel carcere degli Stati uniti in territorio cubano alla fine del 2006. Completato nel 2007 e etichettato come «strettamente confidenziale», è stato invece pubblicato ieri dal New York Times, alzando subito un polverone.
Sotto gli occhi dei medici, i prigionieri sospettati di terrorismo venivano confinati in minuscole scatole, ammanettati al soffitto con le mani dietro la schiena, rinchiusi in celle frigorifere, sottoposti al famigerato waterboarding (la tecnica che simula l’annegamento, coprendo il volto con asciugamani bagnati che impediscono la respirazione) o sbattuti ripetutamente contro un muro sotto le percosse dei loro carcerieri.
Il compito dei medici, da quanto emerge dal rapporto, era di evitare che queste pratiche coercitive conducessero alla morte dei prigionieri. In pratica dovevano avvisare quando si stava raggiungendo il cosiddetto «punto di non ritorno». Khalid Shaikh Mohammed, una delle menti dell’11 settembre, ha detto agli investigatori che mentre veniva sottoposto «all’asciugamano», personale medico ha dovuto far interrompere «l’interrogatorio» diverse volte, scrive il NYT.
«Nonostante le intenzioni del personale medico fossero di evitare la morte o eventuali invalidità permanenti dei prigionieri, la loro presenza costituisce una chiara violazione dell’etica professionale», denuncia la Croce Rossa.
Il ruolo principale dei medici era infatti, secondo il documento, quello di sostenere gli interrogatori, non di proteggere i detenuti. In pratica, si sono resi anch’essi complici di ripetute violazioni dei diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra.
Mark Mansfield, un portavoce della Cia, ha dichiarato che «nessuno degli uomini che hanno preso parte agli interrogatori sarà perseguito o lasciato solo» in quanto, all’epoca del tandem repubblicano Bush-Cheney, tali metodi erano stati dichiarati legali dal dipartimento di giustizia americano. Secondo quest’ottica dunque, la responsabilità dei terribili metodi di interrogatorio ricadrebbe ancora una volta sulle spalle del presidente uscente George W. Bush.
Una delle prime decisioni del neo presidente Obama è stata infatti proprio quella di chiudere il carcere di Guantanamo. La promessa fatta in campagna elettorale è stata mantenuta già il 22 gennaio con le parole: «La sicurezza e lo stato di diritto non sono tra loro incompatibili, mai più torture negli Usa». Ma nessuno potrà negare che i medici avrebbero potuto rifiutarsi di offrire il loro sostegno a delle pratiche tanto barbare quanto avulse da qualsiasi concetto di democrazia.

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