«E’ saltato il nesso fra diritti sociali e civili»
Il manifesto 8/04/09
INTERVISTA Phumi Mtetwa militante lesbica
Se. Co.
JOHANNESBURG
Basco grigio calato in testa, bassa statura, sguardo limpido dietro gli occhiali rotondi, età indefinibile. In realtà qualcosa degli anni che porta si può calcolare sapendo di lei che, ancora giovanissima , Phumi Mtetwa è stata una figura fondamentale della lotta per i diritti civili negli anni ’80 e ’90 e del movimento gay dentro le fila dell’Anc. E’ grazie a persone come Phumi che la vittoria del movimento di Mandela alle prime elezioni democratiche sudafricane del ’94 non portò con sè lo sciovinismo tipico di altri movimenti di liberazione, e che per questo quella sudafricana del 1995 è, in fatto di diritti civili, la costituzione più avanzata del mondo.
Forse troppo avanzata, come spiega lei stessa: troppo distante dalla società cui dovrebbe essere applicata. E qualcosa deve averlo imparato Phumi, sul grado di salute di una società, girando il mondo a raccontare la storia sua e quella della vittoria per i diritti degli omosessuali in Sudafrica. Che oggi stride dolorosamente con la diffusione degli stupri correttivi e l’omofobia sempre più radicata.
Come state cercando di rispondere al fenomeno degli stupri correttivi?
Innanzitutto rendendolo noto. In una società così pervasa dal crimine violento, non è facile nemmeno isolarlo, quantificarlo, dargli una natura specifica. Ma non possiamo certo fermarci all’aspetto giuridico. Cercare di capirne la natura che lo sottende è dolorosissimo. Quasi tutti gli stupratori sono giovani che non hanno vissuto nè l’apartheid nè la lotta per abbatterla. Non hanno idea di cosa dica la costituzione e perchè. Abbiamo fatto enormi riforme… ma non siamo riusciti a trasmetterle alla società. Che ora attraversa una crisi identitaria pericolosissima.
I numeri della violenza crescono geometricamente di anno in anno. Qual è stata la miccia di questa escalation?
La prosecuzione della povertà dopo la fine dell’apartheid. Il passaggio da una società controllata a una società libera. Le donne, ad esempio, sono più libere, più garantite dalla legge. Il loro corpo diventa l’unico luogo su cui un uomo sente di poter esercitare un controllo, tanto più se è disoccupato e la liberazione dall’apartheid non gli ha dato il benessere che si aspettava.
Da dove si comincia per arginare la deriva?
Innanzitutto, dal lavoro nelle comunità, dal rendere percepibile il collegamento tra diritti civili e altri diritti fondamentali come la casa, l’elettricità, l’acqua, il lavoro. Tornando a batterci come un’unico fronte per colmare il gap seguito alla stesura della costituzione. In un certo senso, la fine dell’apartheid ha costituito anche il collasso di una società civile attiva ed estremamente solidale, che faceva perno proprio sulla lotta antirazzista. Venuto meno questo collante, non solo sono emerse più chiaramente le differenze di principio, ma, e io credo sia peggio ancora, si è lentamente scucita la rete sociale e solidale che proteggeva tutti in quanto neri… e in quanto attivi nella lotta. Negli anni ’80 a Kwa-Thema costruimmo il più vibrante e coraggioso movimento gay del continente, oggi un omosessuale a Kwa-Thema deve temere per la propria vita. Non solo: di fatto non sempre sono noti e dichiarati i tuoi gusti sessuali, quindi se sei una donn per evitare rischi dovrai vestirti in modo inequivocabilmente femminile, e viceversa. Stiamo vivendo una torsione di 180 gradi rispetto alla tolleranza degli anni della lotta.
In Sudafrica convivono diverse chiese cristiane. Che ruolo hanno in questo processo?
Abbiamo personaggi di spicco come l’arcivescovo Desmond Tutu che, da religioso, diede un apporto fondamentale al riconoscimento dei nostri diritti all’interno della costituzione del ’94. Poi c’è la chiesa metodista che a volte partecipa alle nostre manifestazioni. Ma sono esempi isolati . Per lo più, e includo la minoranza cattolica, ci remano contro o tacciono rispetto ai crimini abominevoli che ci riguardano.
Qual è il ruolo del prossimo presidente sudafricano, Jacob Zuma, nella torsione di cui parla nella società?
Zuma purtroppo rappresenta tutta quella parte dell’African national congress che mandò giù a fatica le leggi che garantivano i diritti degli omosessuali, e che le votarono contro i propri principi perchè costretti dal partito. Oggi quella parte è maggioritaria , e forse quelle stesse leggi saranno messe in dubbio. Le continue esternazioni di Zuma su donne e omosessuali ci fanno temere per i nostri diritti. Vista la popolarità di cui gode, le conseguenze di questo atteggiamento sui comportamenti dei giovani sudafricani sono gravissime.

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