La prima colonna di aiuti verso San Demetrio

Secolo XIX 07/04/2009

Dalla liguria

Vigili del fuoco, tecnici, medici e infermieri offriranno assistenza a 4.000 persone di cui 250 senza tetto
Genova. Le prime a partire sono state quattro sezioni dei vigili del fuoco, per un totale di una quarantina di tecnici. La prima la stessa notte del terremoto. Le altre tre si erano messe in moto dai quattro comandi provinciali della Liguria già prima delle otto di ieri mattina, per portare aiuto alla popolazione dell’Abruzzo. Ma è stato solo il primo anello di una lunga catena di solidarietà che continuerà per settimane.
In prima fila nell’intervento istituzionale è la Protezione civile, coordinata a livello nazionale da Guido Bertolaso e, sul piano regionale, dell’assessore Giancarlo Cassini. La colonna dei mezzi di soccorso diretti dal responsabile regionale Mino De Luigi, si è formata ieri sera con concentramento alla Spezia, per raggiungere l’Abruzzo nella notte. Centocinquanta persone (tra cui quattro funzionari della Regione, otto medici e infermieri del “118″, uomini e funzionari della polizia provinciale e oltre un centinaio di volontari di protezione civile) si sono messi in movimento con l’equipaggiamento necessario per la creazione di un campo di soccorso. Il materiale inviato dalla Liguria comprende tende da campo, servizi igienici, viveri e apparecchiature per garantire la completa autonomia del gruppo.
Destinazione San Demetrio, il paese dove – insieme alla protezione civile del Lazio – la Liguria avrà il compito di offrire ospitalità e ogni aiuto a quattromila persone (250 senza tetto), ovvero la popolazione di sei piccoli centri dell’Abruzzo devastati dal sisma: Onna, Poggio Picense, San Gregorio, Fossa, Villa Sant’Angelo e, appunto, San Demetrio.
«A Genova sono stati pre allertati i dipendenti comunali e il personale delle aziende partecipate che, in piena libertà, vorranno collaborare per ulteriori aiuti – interviene il sindaco Marta Vincenzi – in base alle esigenze che saranno indicate dalla colonna mobile una volta giunta sul posto. Sarà cura del Comune informare i cittadini sulle modalità di aiuto da fornire alla popolazione colpita». Anche Anci Liguria è in stretto contatto con il settore Protezione Civile per coordinare gli interventi di aiuto.
La macchina dei soccorsi è un ingranaggio complesso, fatto di tanti elementi. La regia pubblica è necessaria perché le forze non siano disperse e il volontariato sia organizzato in modo organico. Ma non può coprire tutti gli infiniti rami di intervento. E il coordinamento tra le iniziative pubbliche e private, laiche e religiose,appare come l’unica risposta possibile a un’emergenza le cui dimensioni non sono ancora quantificate.
E la professionalitàè anche fuori dalle istituzioni: ieri è partita da Rapallo una macchina della pubblica assistenza dei Volontari del soccorso di Sant’Anna per portare a destinazione due specialisti del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico. Sono due “tecnici disostruttori”, ovvero speleologi in grado di operare con microcariche di esplosivo all’interno di cunicoli impervi per aprire passaggi tra le macerie.
«Purtroppo siamo l’unico Cai d’Italia a non avere una convenzione regionale che copra il costo dei nostri interventi», fa sapere il portavoce del soccorso alpino ligure. Per questo, gli artificieri dei cunicoli non sono stati accolti nella colonna della Protezione civile e hanno dovuto trovare un “passaggio” sull’ambulanza rapallese partita nel pomeriggio.

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