Bici pubblica, via allo slalom tra gli ostacoli

Secolo XIX 07/04/2009
il nuovo servizio
Il sistema funziona, ma i problemi di convivenza con gli altri mezzi (e con i pedoni) lo rendono più difficoltoso del previsto

IL PRIMO GIRO sulle biciclette semielettriche del Comune, da ieri di fatto entrate tra i mezzi a disposizione dei cittadini per muoversi, non fa che confermare l’ipotesi iniziale: a Genova, in bicicletta, si fa fatica a circolare. A parte la difficoltà nel districarsi in un traffico frenetico, cosa risaputa e con la quale bisognerà convivere, le difficoltà si riscontrano, a partire dagli itinerari consigliati della mappa che su ogni “totem” installato su ciascuno dei punti-bici riporta. Piste ciclabili ancora in divenire, un centro storico non certo a misura di bicicletta, c’è anche il problema della complicatissima convivenza con i pedoni.
Partenza dal Matitone, il punto più a Ponente del bike-sharing. Qui è stato realizzato il primo tratto di pista ciclabile, lo dimostrano l’attraversamento “zebrato” che dal punto di prelievo delle bici porta dall’altra parte della strada, i simboli con la sagoma bianca della bicicletta impressi sull’asfalto e il cartello blu (solitario e sperduto al centro del percorso). Ma di ciclabile, questa pista realizzata sul marciapiede dissestato che congiunge Di Negro con la Stazione Marittima, non ha quasi niente. A terra mancano le linee di “confine” della corsia delle bici, elemento tutt’altro che superfluo visto che la promiscuità con i pedoni può essere pericolosa. Sulla scia delle biciclette di vernice stampate a terra, inoltre, si finisce dritti dritti contro le pensiline di attesa degli autobus, non certo sistemate in previsione di una futura pista ciclabile. Ed è proprio in corrispondenza delle fermate dei bus che si registrano le maggiori criticità: la corsa si interrompe per forza “contro” chi aspetta o scende dal bus. A Principe le colonnine rimangono troppo lontane dalla stazione ferroviaria, ma si mantiene un buon interscambio con metropolitana e autobus. Proseguendo verso Caricamento il marciapiede cessa di essere ciclabile, e l’unica possibilitàè scendere, fino alla Darsena, sulla sede stradale delle auto private. Da qui tutto liscio lungo il percorso che porta al Porto antico, senza problemi di convivenza con i pedoni perché la sede della corsa è ampia e dà spazio a tutti. Al capolinea dell’ “1″ la pista ciclabile è studiata per terminare sul marciapiede, nuovo e realizzato appena un paio di mesi fa, posto sul lato della strada attaccato al muretto del tunnel di Caricamento. Ma l’affollamento dei motorini non permette di concludere il percorso. Mettiamo caso che poi, da qua, si voglia proseguire verso il cuore della città, verso De Ferrari. Consigliabile sarebbe salire su da via San Lorenzo, dove con qualche colpo di campanello si può salire senza colpo ferire. Ma siccome in base a una recente ordinanza tutto il centro storico viene dichiarato fruibile dai velocipedi, nulla vieta di scegliere la via di Banchi, Campetto e salita San Matteo. Scelta infausta, perché qui circolare è impossibile. I primi a doversi abituare alle biciclette, infatti sono soprattutto i pedoni. E non potrebbe essere altrimenti, visto e considerato che un’area pedonale, di per sé, è fatta per chi procede col solo ausilio dei propri piedi. In sostanza le strade strette dei vicoli non permettono spostamenti rapidi né agevoli, è un continuo zigzagare stando bene attenti a non investire nessuno. Salita San Matteo, poi, mette a seria prova un altrove efficiente sistema: anche con l’aiuto della “pedalata assistita” questo gran premio della montagna è duro da vincere, bisogna necessariamente, nonostante la spinta della batteria, alzarsi in piedi sui pedali per conquistare la piazza con la fontana. Sulla tratta Brignole-De Ferrari, che poi sarà una delle più battute, nessun problema da evidenziare scendendo verso la stazione, dove la poco congestionata via Venti è percorribile in maniera agevole. Diverso il discorso per chi sale: oltre a via San Vincenzo non si può andare, perché via XX Settembre verso De Ferrari è riservata ai mezzi pubblici. Il sistema, inteso come biciclette e colonnine, sostanzialmente funziona (anche l’approccio con il call center per la risoluzione dei problemi è positivo). Le biciclette non sembrano pericolose, e danno un discreto confort a chi le utilizza. Le strade della città, invece, andranno profondamente rivisitate se le si vorrà rendere a misura.
Ieri i primi cittadini hanno aderito a Mo-bike. Andrea Bodrito, 44 anni, avvocato, userà questo mezzo per raggiungere da Carignano le sedi dell’Agenzia delle Entrate, in via Fiume. Umberto Olmi, 45 anni, impiegato delle Poste, userà le biciclette del Comune per coprire il percorso casa-lavoro. Manuel Chiarlo, grafico di 33 anni, segue da mesi le notizie sull’attivazione del servizio: «Mi attrae molto, e non ho la patente. Finalmente potrò muovermi autonomamente».

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