Romano Nobile (Ares): G20, la truffa dei paradisi fiscali
6/4 – Carta
Le tanto esaltate decisioni del summit di Londra sono in realtà prive di conseguenze per i santuari della finanza speculativa globale. E’ dal 1999 che l’Ocse tenta invano di imbrigliare i paradisi fiscali, senza ottenere la collaborazione dei governi.
Quanto deciso dal G20 sui paradisi fiscali è una truffa. Il G20 ha infatti deciso di stilare una lista nera dei paradisi fiscali che dovranno adeguarsi alle regole dettate dall’Ocse in materia di trasparenza e impegnarsi a eliminare il segreto bancario. Le eventuali sanzioni sono state rinviate a un prossimo summit. Ora è facile constatare come una lista nera fosse stata già compilata dall’Ocse nel 1999, al termine di una lunga istruttoria effettuata attraverso contatti bilaterali e multilaterali con i vari governi.
L’elenco comprendeva quarantasette stati che rispettano i requisiti di paradisi fiscali Tra questi erano stati esclusi quelli che si erano formalmente impegnati a modificare i propri ordinamenti in ottemperanza alle regole Ocse [le cosiddette Advance commitments jurisdiction]. E cioè quei paesi [buoni] inseriti in un lista bianca [Bermuda, Isole Cayman, Cipro, Malta, Isole Mauritius, San Marino].Gli altri quarantuno paesi erano stati divisi a secondo del loro grado di adesione alle «advance».
Per quanto concerne gli Stati pronti a cooperare, l’intenzione era quella di integrarli progressivamente nel progetto di sviluppo di un modello per lo scambio di informazioni e la creazione di una struttura multilaterale volta alla reciproca collaborazione ed alla mutua assistenza. Contro gli Stati non cooperativi [come ad esempio le Bahamas] che rifiutavano ogni forma di collaborazione era invece prevista la predisposizione di apposite misure difensive, la cui intensità e le cui modalità di applicazione erano rimesse ai singoli Stati. Le possibili misure consigliate dall’Ocse erano volte a isolare i paradisi fiscali che si mostrassero indifferenti a ogni forma di cooperazione con le autorità nazionali e internazionali. In definitiva una politica molto, molto soft. Erano quindi già previste fin dal 1999 una lista nera [dei non collaborativi], una lista grigia [dei possibili collaborativi] e una lista bianca [dei già collaborativi]. I componenti delle liste negli anni successivi potevano mutare lista in base alla loro cooperazione per adeguarsi alle regole più trasparenti. [cfr il libro «Paradisi fiscali» dell'Ares, edizioni Malatempora].
Da parte dei singoli Paesi nulla è stato fatto finora per applicare misure restrittive. Nessuna sanzione, per cui paesi europei come la Svizzera, il Liechtenstein e il Lussemburgo hanno continuato a difendere con le unghie il segreto bancario. Poichè nessun controllore controlla i controllori, anche Paesi presenti al G20, come l’Inghilterra, madre di tutti i paradisi fiscali, la Cina [Hong Kong è la regina del riciclaggio], la Russia [anch'essa nota per il riciclaggio di denaro sporco assieme ai suoi ex paesi satelliti Moldavia, Slovacchia ecc.], l’Italia [con i suoi 200 miliardi di evasione fiscale], hanno continuato a comportarsi nell’opacità più assoluta.
A latere del G20, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico [Ocse] nella serata del 2 aprile ha pubblicato una ulteriore lista nera, che dovrebbe essere recepita dal G20, in cui figurerebbero soltanto quattro paesi [Costa Rica, Malaysa, Filippine e Uruguay]. Tutti gli altri sono stati inseriti nella zona grigia, compresa la Svizzera. E pensare che la Federazione Elvetica le sta tentando tutte per conservare il segreto bancario. Arrivando perfino a chiedere il boicottaggio delle auto tedesche, quelle della nazione più attiva nel chiedere più trasparenza. Il Ministro delle finanze di Berlino ha ricevuto una valanga di lettere anonime con minacce e insulti.
Il risultato relativo ai Paradisi fiscali, presentato dalla conferenza stampa del G20 come un grande successo, si rivela quindi ben poca cosa. L’opacità dei forzieri delle banche che prosperano nei paesi della cosiddetta zona grigia non sarà intaccata, mentre le sanzioni previste ma rinviate possono essere valutate tranquillamente come un ennesimo grande bluff.

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