Ma Roberto Maroni affiancherà o no Gad Lerner nel processo contro Radio Padania?

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Pare che il Viminale abbia rinunciato a costituirsi parte civile, al fianco di Gad Lerner, nel procedimento giudiziario per istigazione all’odio razziale contro Radio Padania Libera. Almeno stando a quanto affermato dalla stessa emittente leghista nel corso di un filo diretto con i radioascoltatori.

“Lo vado a prendere in sinagoga per il collo”. Ottobre del 2007. A seguito di una puntata del suo L’Infedele (La7) dedicata al montare dell’odio anti-rom, Gad Lerner viene pesantemente attaccato da una trasmissione di Radio Padania Libera, Filo Diretto, condotta da Leo Siegel, ex missino convertitosi al verbo secessionista nei giorni della svolta di Fiuggi, giornalista professionista (Il Candido, La Gazzetta dello Sport, La Padania) e commissario tecnico della “nazionale padana” di calcio. Su Gad Lerner piovono insulti e qualche minaccia (“lo vado a prendere in sinagoga per il collo”) – sui rom (“una banda di mascalzoni, farabutti, delinquenti, criminali che ci intossicano dalla mattina alla sera”), l’infamia della giustificazione dello sterminio nazista (“sicuramente c’è stata la persecuzione di questo popolo, ma sarebbe facile fare battute sul perché e il per come”). Gad Lerner sporge denuncia.

Diffamazione a mezzo stampa ed odio razziale. Nonostante i ripetuti rinvii causa “legittimo impedimento” dell’avvocato Matteo Brigandì, difensore di Siegel e deputato della Camera, il 7 febbraio 2009 ha finalmente luogo l’udienza preliminare: il gip Franco Cantù Rajnoldi accoglie la richiesta del pm Maurizio Romanelli e rinvia a giudizio Leo Siegel per diffamazione a mezzo stampa ed incitamento all’odio razziale.

“Ci costituiremo parte civile contro quest’uomo”. Pochi giorni dopo, a margine di un convegno sulle leggi razziali promosso dall’Unione delle comunità ebraiche, Gad Lerner consegna al ministro Maroni la trascrizione del Filo Diretto effettuata dalla Digos, con l’invito a far “pulizia in casa propria”. “Ci costituiremo parte civile contro questa persona (Leo Siegel, ndr)”, è la risposta di Roberto Maroni, che durante il convegno aveva escluso la possibilità di un ripetersi delle leggi razziali perché “oramai abbiamo gli anticorpi”.

“Il fatto non sussiste: la Lega è una famiglia”. A distanza di nemmeno due mesi, sembra però che il ministro dell’Interno abbia fatto dietrofront. Ad un ascoltatore che chiama in radio non solo per esprimere disappunto per la compiaciuta presenza dei ministri del Carroccio al congresso del Popolo della Libertà (dal cui palco sono giunte gelide sferzate alla Lega), ma, anche, per chiedere lumi proprio attorno alla vicenda “Maroni/Lerner”, Leo Siegel risponde rassicurando: “Il fatto non sussiste: la Lega è una famiglia, e pertanto non ci sono assolutamente problemi di questo tipo”.

Spirito di abnegazione da parte di Leo Siegel, deciso a sorvolare sulla questione onde evitare ulteriori malumori presso la base leghista, oppure segno che, ad una rilettura più attenta, Roberto Maroni -ministro della Repubblica italiana – ha ritenuto del tutto condivisibile quanto riportato nella trascrizione della Digos?

Daniele Sensi

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