La rabbia del personale penitenziario: ”Siamo prossimi alla catastrofe”

Redattore sociale 2/4/09

La denuncia di Eugenio Sarno, segretario Uilpa, in occasione del convegno del Coordinamento nazionale penitenziari. Bosco: ”Mancano all’appello 5 mila unità e non vengono assunte figure professionali indispensabili”

ROMA – “Negli ultimi dodici mesi sono 650 gli agenti feriti sul lavoro. Il personale penitenziario è spesso costretto ad operare ai margini della legalità, nel degrado e nell’inciviltà subendo costantemente la prevaricazione dei propri diritti”. È la denuncia di Eugenio Sarno, segretario generale Uilpa penitenziari, lanciata in occasione dell’ottavo convegno nazionale del Coordinamento nazionale penitenziari in corso questo pomeriggio a Roma. Sarno, durante il convegno, ha avanzato la richiesta al sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo di un maggiore interesse al carcere del Parlamento e al mondo politico ha detto “siete seduti su di un vulcano e non ve ne accorgete o fate finta. Noi siamo prossimi alla catastrofe e arriveremo alle rivolte, che potrebbero esserci tra qualche mese. Continuate a dire di non aver fatto tagli alla sicurezza. Allora due sono le cose, o per voi il sistema carcere non è sicurezza o dite cose non esatte”.

“Ci si deve rendere conto – ha affermato Salvatore Bosco, segretario generale Uilpa – che nel nostro paese i problemi collegati alla detenzione sono tanti e gravi. Da anni denunciamo l’inadeguatezza delle strutture carcerarie che a causa del sovraffollamento sono al limite della sopportabilità”. Sono oltre 61 mila, infatti, i detenuti nelle carceri italiane, ben il 52% di loro è in attesa di giudizio. Le carceri italiane però non possono accogliere più di 43 mila persone. La denuncia riguarda, spiega Bosco, anche le condizioni igienico-sanitarie precarie non solo per i detenuti, ma anche per il personale che lavora nelle diverse strutture italiane. “Non ci stancheremo di rappresentare le condizioni di lavoro insostenibili degli operatori del Dipartimenti di amministrazione penitenziaria – ha detto Bosco – che con immense difficoltà e pesanti sacrifici riescono a garantire servizi molte volte anche a rischio della propria incolumità e della propria vita”. Secondo Bosco mancano all’appello 5 mila unità riguardo il personale e “non vengono assunte – spiega Bosco – quelle figure professionali indispensabili per esercitare la funzione rieducativa prescritta dalla Costituzione. Come è possibile migliorare la qualità del servizio se non si procede a consistenti investimenti a cominciare dai mezzi di trasporto per le traduzioni?”.

Alle provocazioni dei segretari della Uilpa, il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo ha sostanzialmente condiviso la difficile condizione delle strutture detentive, sia per i detenuti, sia per il personale che opera all’interno. “Come ha già detto il ministro – ha affermato il sottosegretario – siamo fuori dalla Costituzione e non è solo il sovraffollamento. Vi è la necessità di differenziare le strutture penitenziarie, non è più concepibile”. Il sottosegretario conferma la mancanza dei fondi e di personale. “Certamente oggi il numero del personale penitenziario non è più sufficiente”; tra le necessità indicate dal sottosegretario quella di strutture idonee per accogliere detenute con minori. “Oggi 58 mamme con minori sono in carcere – ha detto Caliendo -. Bisogna individuare strutture diverse. Come a Milano dove è stato possibile individuare una diversa struttura per 12 detenuti”.

“Non è più il momento di volgere lo sguardo altrove perché disgustati – ha concluso Sarno -, ma è il momento di ficcare il naso nel nostro sistema penitenziario che diventa sempre più una discarica di persone umane”.

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