Case agli immigrati, per gli usurai è un affare da 25 milioni l’anno
3/4 -La repubblica/Genova - www.repubblica.it/Genova
Mediatori e prestanome, giro d´affari da 25 milioni l´anno. Alloggi intestati a titolari di comodo che riaffittano a prezzi stellari a stranieri ricattabili: tuguri a duemila euro al mese. “E anche se sei in regola, devi subire un 20% in più di quello che paga un italiano”
Duemila euro d´affitto mensili per settanta metri quadri in Salita San Paolo, senza riscaldamento né finestre, muri fatiscenti e scale pericolanti, è un autentico furto. Meglio: è un´estorsione. Un reato che il codice penale punisce con la reclusione da 5 a 10 anni, ma che da queste parti passa inosservato. Senza vergogna alcuna da parte degli autori e di quelli che non li perseguono. Perché centinaia di questi crimini vengono regolarmente perpetrati nel Centro storico genovese, anche a due passi da Palazzo Tursi. Mini-appartamenti che potrebbero essere abitati da una coppia e che invece sono stipati da otto-dieci persone, ciascuna delle quali paga tra i duecento e trecento euro al mese per un posto-letto. E´ facile prendere per il collo chi non può difendersi perché non è in regola con il permesso di soggiorno. Ma la parte più inquietante di questa vecchia storia è che il sistematico ricatto subìto dagli stranieri nel capoluogo ligure – nella città vecchia, in altri quartieri e in circostanze diverse – è stato amplificato dal recente pacchetto-sicurezza. Che non ha pietà per chi si prende in casa un clandestino, o qualcuno con i documenti da rinnovare. E che indirettamente invita ad affidarsi ad un prestanome, a qualcuno – meglio se extracomunitario, ma in regola – che a sua volta subaffitterà prendendosi i rischi. Questo meccanismo perverso genera a Genova uno straordinario business sulla pelle di migliaia di stranieri, una tangente in nero che complessivamente arriva a venti-venticinque milioni di euro l´anno. Un utile pari a quello di uno degli ultimi esercizi di Impregilo, la maggiore società di costruzioni italiana, e che fa di questa spudorata “industria” la seconda azienda per attivo nel capoluogo ligure, dopo la Carige.
Prima di chiedersi perché questo scandalo sia tollerato, è bene ricordare che lo Stato può tranquillamente radiografare i caruggi. Quando vuole. Era successo in occasione del G8, nel 2001. Allora, le forze dell´ordine avevano minuziosamente ispezionato tutte le abitazioni dei vicoli, prendendo diligentemente nota di chi ci viveva. Clandestini compresi. Anche a loro erano stati consegnati i pass per entrare ed uscire dalla Zona Rossa. Poi vale la pena di aggiungere che molti genovesi proprietari di immobili – succede in Salita San Paolo, ad esempio – siglano fino a tre contratti d´affitto contemporaneamente per un solo appartamento, e per un ammontare totale che è cinque volte il valore di mercato: possibile che nessuno se ne accorga?
Le stesse domande se le pongono da tempo quei soggetti che a diverso titolo cercano di offrire un aiuto ai più deboli, finendo per conoscere una realtà al di sopra dell´immaginazione più nera. Chiedete alle associazioni di volontari, alle parrocchie, domandate allo sportello immigrati della Cgil o a quello anti-discriminazioni dell´Arci, fatevi una chiacchierata con gli avvocati che ricevono le denunce e le richieste di assistenza di questi poveretti. Scoprirete che essere straniero, anche se in regola, significa comunque subire un ricatto. «I padroni di casa si fanno sempre pagare in contanti. Niente ricevuta. Così è più facile aumentare la pigione da un mese all´altro, e avviare le pratiche di sfratto se l´inquilino non ci sta. E´ per questo che suggerisco ai miei clienti di pagare sempre e comunque con un vaglia postale», spiega Alessandra Ballerini, legale della Cgil. Nel dicembre scorso, una trentina di senegalesi irregolari aveva protestato pubblicamente dopo che il loro connazionale e prestanome – con permesso – aveva ricevuto un´ingiunzione di sfratto. L´allontanamento è stato semplicemente rinviato, perché ai primi di marzo è arrivata la polizia e li ha cacciati tutti. Qualcuno è poi rientrato nell´abitazione, adeguandosi alle nuove richieste del proprietario dell´immobile. Altri hanno traslocato, accettando di pagare più o meno lo stesso affitto di prima – trecento euro per un letto – in un locale se possibile ancor più fatiscente.
Abdelhadi, muratore clandestino, mi ha portato a vedere la sua «casa», in un vicolo a ridosso delle Grazie, di fronte al mercato del pesce di piazza Cavour. Due stanze al primo piano, un bagno per modo di dire – con una tazza tutta incrostata e le piastrelle che cadono – , novecento euro da tirare fuori ogni mese. «Ci viviamo in quattro, a volte cinque. Mettiamo insieme i soldi e li diamo ad un connazionale, è lui il titolare del contratto d´affitto. Sempre meglio che dormire per strada».
«Anche se sei in regola, devi mettere in conto un venti per cento in più sull´affitto che pagherebbe un italiano», spiega l´avvocato Elena Quartero, che lavora per l´Arci. Si arriva presto ai quei famigerati venti-venticinque milioni in nero, considerato che nel capoluogo ligure la stima degli irregolari e di quelli in attesa di permesso supera le quindicimila unità. I ricatti più «contenuti» si perpetrano ai danni degli extracomunitari che vivono a Sampierdarena, ad Oregina, al Campasso. Ma il vero scandalo è nel Centro storico: nella zona di Pré, nel ghetto dietro via del Campo, a San Bernardo, Canneto, in tutte quelle case che s´affacciano su Caricamento. Lo sanno tutti. E però… «Però non c´è la volontà di tutelare gli immigrati, e i più deboli tra di loro», dice Pablo, dell´associazione antirazzista 3 Febbraio. «In Salita San Paolo ci avevano assicurato l´intervento del sindaco. Non si è visto nessuno. E così altrove. Ti ricattano, se non ci stai ti cacciano via. Arriva la polizia. E non puoi stare a discutere, se non hai un permesso di soggiorno. Non puoi far valere i tuoi diritti, se nessuno te li riconosce. Se sei un fantasma, non ti restano alternative: puoi solo sopravvivere. E fare ingrassare chi non ha scrupoli».

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