Storia di Kante, madre senza diritti

Repubblica 1-04-09

Una giovane donna si ricovera in ospedale e vi partorisce un figlio. Dopo il parto il bambino sparisce. Per dieci giorni questa madre non può allattare suo figlio. Questo nel paese dove i neonati seguono le madri anche in carcere; e per di più a Napoli, la città dove si dice che i figli sono “nu piezz ?e core”.

Quale delitto è stato punito così? E in nome di quale legge? La donna si chiama Kante, è ivoriana. Un fax partito dall´Ospedale ha denunziato la donna alla questura perchè aveva, a quanto sembra, solo la fotocopia dei documenti consegnati in questura per ottenere il permesso di soggiorno. Non era senza carte, le aveva in altra sede. Fino al 1989 era una pratica dei paesi d´oltre cortina quella di far consegnare i passaporti ai visitatori e di restituirli solo al momento dell´uscita dal paese. Chi ha fatto questa esperienza ricorderà la sensazione di totale insicurezza nel trovarsi alla mercè di autorità che potevano espellerti in qualsiasi momento.
La clinica napoletana di Kante è di un ordine religioso che si chiama “Fatebenefratelli”ed è sotto la protezione di una Madre speciale, la “Madonna del Buon consiglio”. Stavolta la protezione non ha funzionato. Ha funzionato invece una legge che ancora non esiste , di cui si è solo parlato , quella che forse un giorno consentirà ai medici e agli istituti di cura di segnalare alla questura i pazienti senza permesso di soggiorno. C´è chi pensa che l´Italia sia il paese dove le leggi non vengono eseguite, dove vige una generale inosservanza delle regole. Ci hanno spiegato che perfino al tempo del regime fascista il carattere totalitario del regime fu attenuato da questo istinto italico di non prendere mai sul serio le leggi. E´un´opinione che è stata più volte smentita dai fatti. Per citare solo un esempio, all´epoca delle leggi razziali del 1938 il sistema congiunto delle autorità e della risposta sociale funzionò alla perfezione e cancellò in brevissimo tempo la presenza ebraica dalla vita civile. Ma qui si parla di leggi varate dai governi. Fino ad oggi non avevamo mai visto applicare una legge ancora inesistente . In questo caso lo zelo delle istituzioni è in anticipo sui tempi del potere legislativo. Il che potrà forse far piacere al presidente del Consiglio, che lamenta le lentezze dei regolamenti parlamentari. Ma quello che è accaduto a Kante è un indizio di una possibile deriva sociale che da solo riassume bene il clima che possono creare nel paese le misure ideate e proposte dai partiti della maggioranza. Da quale scrupolo di super-legalità è stato mosso chi ha spedito quel fax? Sapevamo che l´”effetto annuncio” avrebbe reso impossibile la vita degli immigrati e che avrebbe creato per loro una invisibile barriera davanti agli ambulatori medici e all´ingresso degli ospedali: una barriera di paura dalle conseguenze potenzialmente gravissime per tutti. Ma era lecito sperare che la legge una volta varata avrebbe incontrato il filtro di un sistema sanitario responsabile e attento . E comunque nessuno poteva immaginare che si sarebbe arrivati fino ad applicare una legge non (ancora) esistente.
Ma è sul modo in cui si viene modificando la cultura profonda del paese che l´episodio getta una luce sinistra. Accanto a questa Italia c´è un´altra Italia, quella dei ragazzi in gita scolastica che si sono accorti solo alla fine della presenza di un ragazzo afgano, un incredibile compagno di viaggio nascosto tra le ruote e il serbatoio del pullmann. La commozione dei giovani, il pronto soccorso di tutti per il ragazzo miracolosamente sopravvissuto all´esperienza, sono stati la risposta di una società capace di solidarietà. Ora, tra queste due Italie bisogna scegliere quella che vogliamo nel nostro futuro.
E´ qui che ci attendiamo un ripensamento di una destra politica che finora ha irresponsabilmente cavalcato le misure di discriminazione: misure che disonorano il paese intero, che lo incanagliscono, che stimolano e coprono la violenza razzista di tanta cronaca nera. Anche la Chiesa italiana deve riflettere. Dov´era il “partito della vita” mentre il figlio di Kante veniva sequestrato ? Fra le tradizioni dell´assistenza all´infanzia più vive nella storia del nostro paese c´è quella degli ospedali che per secoli hanno procurato madri e latte per gli “innocenti” – gli orfani, i bambini abbandonati. Il figlio di Kate non era orfano. A lui l´ospedale ha tolto il latte della madre. Sui giornali di oggi figura con risalto la notizia del fondo creato dai vescovi per aiutare le famiglie in difficoltà. Bella cosa. Forse i vescovi hanno pensato che si avvicina la dichiarazione dei redditi e che bisogna rincuorare chi ha cessato di lasciare l´otto per mille alla Chiesa . Sarà riservato , a quanto si legge, alle famiglie “regolari”, anche se con matrimonio laico. Un dettaglio non trascurabile. Sul sito dell´Ospedale napoletano che ha sottratto il figlio di Kante al seno della madre c´è la pubblicità di un´associazione di volontariato che invita a un gesto di solidarietà: destinare ai “bambini in difficoltà” i soldi delle bomboniere in occasione di battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni. Paese religioso, il nostro: un paese dove ai tanti muri dell´intolleranza e della disuguaglianza potrebbe aggiungersi anche quello dei sacramenti. Un paese dove intanto si preparano le celebrazioni dell´ottavo centenario della prima regola scritta da Francesco d´Assisi, il figlio di Pietro Bernardone che si spogliò di tutto e cercò il suo prossimo tra i lebbrosi e i mussulmani. San Francesco è il patrono dell´Italia. Chissà se il suo patronato abbraccia anche Kante e suo figlio.

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