G20, un morto tra i noglobal
Secolo XIX 2/04/09
Scontri con i Bobbies nella City blindata: 23 arresti e diversi feriti. Nel mirino la Bank of Scotland
Londra. C’è un morto. La notizia arriva poco prima della mezzanotte dopo che migliaia di dimostranti antiglobal avevano tenuto in ostaggio per tutto il giorno la City di Londra, il cuore del business della Capitale britannica dove si tiene il G20. I contestatori si sono scontrati a più riprese con i Bobbies, i celebri policemen della capitale, armati soltanto di sfollagente, riconoscibili dalle luminescenti sopradivise gialle. Il bilancio della battaglia urbana andata avanti per tutta la giornata era di 24 arresti fra i dimostranti, alcuni trovati in possesso di coltelli e undici che indossavano false uniformi della polizia. Diversi i feriti. E in serata la polizia ha comunicato di«aver trovato un uomo morto vicino alla Banca d’Inghilterra». Secondo le prime ricostruzioni sembra che l’uomo sia stato colpito da un collasso cardiaco. Un fotografo dell’agenzia Reuters ha raccontato che l’uomo è stato portato via da un’ambulanza quando aveva già smesso di respirare. All’ospedale è stato dichiarato morto. La polizia sostiene che l’uomo è stato visto crollare in un vicolo vicino all’area degli scontri. Durante i tentativi di soccorso alcuni manifestanti avrebbero lanciato delle bottiglie contro gli agenti.
Un poliziotto è stato ricoverato all’ospedale, dopo essere stato colpito da una grossa sbarra durante i tafferugli esplosi nei pressi della sede della Royal Bank of Scotland, il bersaglio scelto da circa 4 mila dimostranti. Sfasciando le vetrine e i vetri delle finestre della sede della banca scozzese, che si affaccia su Threadneedle Street, la folla ha voluto “punire” uno degli scandali emblematici di questo 1929 in versione Terzo Millennio. Il governo di Gordon Brown aveva infatti elargito massicci aiuti di Stato per evitare il fallimento dell’Istituto di emissione scozzese. La rabbia era indirizzata soprattutto contro l’ex amministratore delegato, sir Fred Goodwin, che ha ottenuto una buonuscita di 700 mila sterline. Slogan e insulti lo hanno “rammentato” ripetutamente ai presenti.
Bottiglie, lattine, persino scarpe sono volate in direzione degli uffici, all’interno dei quali sono rimasti asserragliati centinaia di impiegati. I poliziotti – con stile per la verità non proprio britannico – hanno risposto con lanci di lacrimogeni e mulinare di manganelli. Nonostante i cordoni di sicurezza stesi attorno alla banca, un gruppetto di persone a volto coperto è riuscito ad introdursi all’interno dei locali, subito inseguito dalla Polizia. Il commando ha scaraventato mobili e suppellettili in strada e in questo frangente è rimasto ferito il poliziotto. La Polizia ha effettuato cariche anche a Cannon Street dove sono andati in frantumi alcune vetrine. Nel mirino dei gruppi antiglobal anche la Bank of England. Temi della protesta, ovviamente la finanza avvelenata, la crisi dei mutui, ma anche lo scempio ambientale e le politiche climatiche inadeguate o reticenti.
La dimostrazione era stata ribattezzata pesce d’aprile finanziario”. Un dimostrante, Trish Hadden, 40 anni, aveva lamentato che «questa è una protesta pacifica ma ci tengono in gabbia come animali. Se accadranno episodi violenti sarà solo perché non ci lasciano uscire». Le vetrine di negozi e ristoranti erano state prudentemente sbarrate con assi di legno fin dalla vigilia. Tutti gli agenti in congedo erano stati richiamati in servizio e erano giunti rinforzi da altre parti del Paese. I primi manifestanti ad arrivare in piazza sono stati accolti da una folla ancor più numerosa di giornalisti e troupe televisive. «Siamo stati derubati», ha detto Vinzcente Oliver, 22 anni, giunto dal nord dell’Inghilterra per protestare contro il modo in cui i bassi tassi di interesse hanno colpito risparmiatori e pensionati. «Sono venuto qui per sostenere gli anziani che hanno lavorato per tutti questi anni. Se noi avessimo rubato saremmo finiti in galera».
Pesanti misure di sicurezza erano state disposte all’esterno della Banca d’Inghilterra, della Borsa di Londra e di altre istituzioni finanziarie. La polizia, con giubbotti gialli, ha cominciato fin dal mattino a fermare e perquisire le persone che si stavano riunendo fuori dalla banca centrale d’Inghilterra, mentre un elicottero sorvolava l’area. Furgoni pieni di agenti erano stati parcheggiati in diverse strade laterali. Un negozio Gucci vicino alla Banca d’Inghilterra era stato chiuso e le vetrine svuotate. Chiusa anche la filiale di una banca commerciale. Tavole di legno hanno ricoperto il monumento ai caduti davanti alla Royal Exchange, un tempo centro del commercio nella City e ora centro commerciale. I cantieri nell’area sono stati transennati per impedire che materiali per costruzioni fossero utilizzate per eventuali azioni violente. Transenne di ferro e guardie erano state collocate attorno al quartier generale della Royal Bank of Scotland, la banca salvata (invano) dal governo. Il comandante Simon ÒBrien, della polizia metropolitana, aveva detto ai giornalisti: «Sarà una delle più grandi, impegnative e complicate operazioni mai realizzate». Messaggi dal titolo «attaccare le banche» e G20 Meltdown” erano circolati nei giorni scorsi su Internet. «Dovremmo cacciare via i banchieri e i loro sostenitori politici dalla città e dal potere», si leggeva su un manifesto. La polizia ha escluso specifiche minacce terroristiche, senza però dimenticare che fu proprio in coincidenza con un vertice G8 in Scozia nel 2005 che quattro islamici britannici si fecero saltare in aria nella rete dei trasporti londinese, uccidendo 52 persone.
La giornata era cominciata con quattro cortei, partiti da altrettante stazioni della metropolitana londinese, diretti alla city. Quando i dimostranti hanno superato i confini che delimitano il tempio del business molti impiegati delle aziende che hanno sede nella City si sono affacciati ai balconi e hanno lanciato banconote (anche da dieci sterline) sui cortei. I dimostranti hanno risposto con urla, invettive e insulti.
Renzo Parodi

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