Celle anche in cortile
Il manifesto 2/04/09
PIANO CARCERI
Il commissario Franco Ionta pensa a nuovi padiglioni negli spazi comuni e palestre
Matteo Bartocci
Perché limitarsi alle villette e non aumentare del 35% anche la cubatura delle carceri attraverso il decreto legge sul piano casa? Potrebbe essere una buona idea. Ma per fortuna l’allarme lanciato ieri dal Sappe – uno dei sindacati autonomi più rappresentativi (e più legati ai vertici ministeriali) della polizia penitenziaria – era solo un pesce d’aprile. Un grido d’allarme sarcastico per richiamare l’attenzione sul mondo sommerso e spesso ignorato che vive dietro le sbarre.
Il fatto è che l’indulto tanto vituperato quanto necessario oggi non c’è più. E nei 206 penitenziari italiani il sovraffollamento è ormai insostenibile: stabilmente sopra le 61mila unità, 17mila «ristretti» in più oltre il limite tollerabile. Il governo ha delegato la soluzione dell’ennesima emergenza conferendo al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Franco Ionta la delega come supercommissario alla costruzione di nuove carceri. E Ionta dovrà presentare il suo magico piano entro il 2 maggio.
Le idee brillanti però latitano e i soldi pure, così al Dap stanno pensando di correre ai ripari costruendo nuovi padiglioni dentro le vecchie cinta murarie al posto delle aree verdi, nelle palestre, nei campi di calcetto o all’interno delle caserme della polizia penitenziaria in disuso. Le nuove celle insomma facciamole in cortile. Lo scrive lo stesso Ionta, nero su bianco, con un documento («Ipotesi di lavoro sul funzionamento e le attività del commissario straordinario») datato 13 febbraio. Le soluzioni proposte sono di due tipi: costruzione di nuovi penitenziari oppure «allargare» quelle esistenti con nuovi fabbricati che riducono al massimo gli spazi comuni. E’ una soluzione già adottata qua e là (l’ultima consegna è avvenuta di recente nel carcere di Velletri) e lo stesso Ionta ha visitato nelle ultime settimane alcuni istituti per verificare da vicino la fattibilità della costruzione.
La descrizione dei nuovi padiglioni non lesina i paroloni. Per il Dap si tratterà di realizzare «immobili a basso impatto ambientale ed energetico per sviluppare e applicare sistemi avanzati di automazione e di tecnologia sofisticata ai fini della sicurezza». Stando a quelli già realizzati in giro per l’Italia (1.610 posti nel 2008) si tratta invece di costruzioni a tre piani in cemento armato dove, vista la carenza del personale di polizia penitenziaria, abbonderanno telecamere e altri strumenti di controllo. Ognuno di questi «gioielli tecnologici» racchiuderà almeno 200 detenuti e costerà 10 milioni di euro. Entro il 2010 se ne costruiranno 7 (a Cuneo, Velletri, Carinola, Avellino, S. Maria Capua V., Catanzaro, Enna) per 1.790 posti. E pazienza se si riduce fin quasi ad azzerarlo ogni spazio libero in comune per fare attività sportiva, socializzare e così via. Altri 3mila posti, sempre secondo il Dap, si ricaveranno dalla ristrutturazione di sezioni ora inutilizzate e dal varo di 6 nuovi istituti (Rieti, Cagliari, Tempio Pausania, Oristano, Sassari e Trento). Il tutto costerà giusto giusto 205 milioni di euro, quanto il governo gli ha affidato come supercommissario. Bisognerebbe costruirne di nuove. Già il centrosinistra, nel 2000, varò un piano carceri per 25 istituti (21 vecchi da ristrutturare e 4 nuovi). Nove anni dopo è stato finanziato solo il primo lotto di 8 carceri. Alla fine tra dismissioni e ristrutturazioni i posti in più saranno solo 1.386 (sempre che si trovino le centinaia di milioni mancanti).
Ma anche così, scrive lo stesso Ionta, per far dormire i 17mila detenuti in eccedenza servirebbero almeno altri 660 milioni di euro. Che al momento non ci sono. Dunque proverà a battere la strada dei privati. Prevede incontri con l’Abi, Confindustria, Confartigianato e tutti i soggetti interessati. Le ipotesi sul campo sono tre: permuta di vecchi istituti (esempio Regina Coeli) ai privati che si impegnano a costruirne di nuovi; vendita di penitenziari di pregio (un carcere italiano su 5 è stato costruito tra il 1200 e il 1500), il project financing, cioè la gestione privata. Bene. Un’altra relazione del Dap (stilata di recente dall’Ufficio tecnico per l’edilizia penitenziaria del ministero della Giustizia) ammette che finora nessuna di queste tre strade ha avuto successo. Anche con la permuta è a carico dello stato l’85% dei costi di costruzione. Mentre la privatizzazione delle galere non decolla. Troppo esigui i margini di profitto. Oltre il padiglione, dunque, poco o nulla. Ultima «chicca». Va bene fare il «commissario straordinario» ma nella sua lettera di febbraio Ionta si preoccupa anche della «mancata corresponsione di compensi al capo del Dipartimento e ai suoi ausiliari coinvolti nel progetto». Detto da un magistrato che riceve più o meno 420mila euro all’anno non suona benissimo. è record Il 27 marzo, ultimo rilevamento disponibile, i detenuti italiani erano 61.003. In appena trenta mesi è svanito l’effetto indulto, quando
i reclusi erano 60.710. Dal 2006 a oggi sono stati 25mila i nuovi ingressi.

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