Immigrati, è scontro sulla Libia Maroni: “Tripoli rispetti i patti”

Repubblica 1-04-09

Bilancio shock del naufragio nel canale di Sicilia. Almeno 300 i dispersi

PALERMO – Notizie confuse, numeri in vertiginoso aumento e una sola certezza: nessun altro superstite è stato tratto in salvo e nessun´altra barca è stata intercettata nel Canale di Sicilia. E allora le vittime di quello che sembra il naufragio più tragico della storia dell´immigrazione clandestina potrebbero essere anche più di cinquecento. Sono le cifre fornite, anche se ufficiosamente, dalle autorità libiche che ieri hanno parlato non più di uno ma di due barconi affondati: su uno ci sarebbero state 253 persone, sull´altro 365. E di altre due imbarcazioni partite più o meno contemporaneamente non c´è traccia. Notizie non confermate, di certo resta il numero dei cadaveri recuperati nel mare in tempesta, 21, e quello dei superstiti, 23. La loro meta, naturalmente, era l´Italia dove erano diretti anche i 350 clandestini salvati nelle stesse ore dal rimorchiatore italiano “Asso 22″.
Un numero impressionante quello dei migranti che hanno preso il largo domenica sera. Ed inevitabile, dopo l´ultima tragedia, esplode la polemica politica accesa anche dalle parole del ministro dell´Interno Maroni che proprio lunedì mattina si era detto sicuro che «gli sbarchi termineranno il 15 maggio prossimo, quando entrerà in vigore l´accordo siglato dal governo italiano con quello libico sul pattugliamento congiunto delle coste». Ieri, a Reggio Calabria insieme al capo della polizia Antonio Manganelli e al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il ministro dell´Interno ha lanciato un appello alla solidarietà internazionale dinanzi al dramma del naufragio dei barconi affondati al largo delle coste libiche. «Noi controlliamo e gestiamo quanti arrivano nelle acque di competenza italiana dando loro soccorso, sostegno e accoglienza e non possiamo che auspicare che lo stesso intervento venga fatto anche dalle altre autorità, in particolare dalla Libia, per evitare queste tragedie che addolorano e colpiscono tutti. Spesso andiamo con le nostre imbarcazioni anche al di fuori delle acque di competenza muovendoci quando vediamo che chi dovrebbe intervenire non lo fa. Ciò perché anteponiamo a trattati e confini territoriali la vita umana. Purtroppo quello che è successo è una tragedia immane che è al di fuori della nostra conoscenza e della minima nostra possibilità di intervento».
Un forte appello dopo la tragedia in Libia arriva dai vescovi italiani a margine della Conferenza episcopale. «Chi arriva sul territorio nazionale va accolto e accompagnato, rispettato come persona», ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Preoccupazione anche a Strasburgo dove il segretario generale del Consiglio d´Europa Terry Davis si è detto «profondamente angosciato dalla trappola mortale venutasi a creare ai confini dell´Europa. Nonostante l´attuale crisi economica invito tutti i governi europei a continuare a creare opportunità economiche nei paesi di origine dell´immigrazione».

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