Il pm Pinto: incostituzionalela “delazione” dei medici

Secolo XIX 01/04/2009

Genova

Il magistrato in Università chiama alla mobilitazione contro la norma proposta dal governo. Gli studenti disertano l’incontro
GENOVA. Parla di una norma «pericolosa», come aveva in qualche modo già fatto, ma il passaggio più clamoroso è la chiamata alla mobilitazione: «Tutte le categorie che sono interessate alla salvaguardia dei diritti e dei principi costituzionali dovrebbero mobilitarsi contro questa normativa». E la normativa è la facoltà dei medici di denunciare i clandestini, espressamente prevista nel decreto sicurezza preparato dal governo Berlusconi che ha già avuto un primo via libera dal Senato. Francesco Pinto, pubblico ministero della Procura genovese, è anche il presidente della sezione ligure dell’Associazione nazionale magistrati. E mai, fino a ora, era stata certificata una frattura così profonda fra la rappresentanza dei giudici e una delle norme che più hanno fatto discutere l’opinione pubblica nelle ultime settimane.
L’occasione è stata fornita dall’incontro organizzato ieri pomeriggio al polo didattico di biomedica dell’Università, su iniziativa della Cgil e dal titolo: “Io curo, non denuncio”. Un dibattito al quale hanno partecipato in pochi, eppure proprio a margine della discussione sono venute le dichiarazioni più incisive di Pinto: «Non siamo davanti a una problematica che coinvolge soltanto la categoria medica, ma alla revisione di assetti fondamentali che regolano il nostro vivere civile». Quindi la stoccata: «La norma proposta dal governo Berlusconi contrasta con regole basilari sancite dalla Costituzione, che garantiscono il diritto alla salute a tutti. Anzi, le leggi attualmente vigenti specificavano proprio l’opposto, ovvero che non fosse in alcun modo prevista da parte del medico la facoltà di denunciare i clandestini». Parole forti e rimarcate da quello che è il rappresentante regionale dei magistrati, alle quali tuttavia non ha fatto da contraltare la presenza degli studenti di Medicina; a loro era espressamente rivolto l’appuntamento, ma lo hanno di fatto disertato.
«Evidentemente – ha spiegato Antonello Sotgiu, responsabile sanità in Liguria per la Cgil – qualcosa non ha funzionato nella comunicazione, anche se sarebbe sbagliato dire che il tema non interessa. Perché un’iniziativa analoga a quella organizzata da noi oggi è stata proposta per il 5 aprile proprio dagli studenti di Medicina».
Ecco allora la prima, grande perplessità denunciata da Sotgiu: «È vero che quella di indicare i clandestini da parte dei medici non è prevista come obbligo ma soltanto quale facoltà. E però ci troviamo davanti all’ennesima contraddizione. Perché contemplando il reato di clandestinità, introdotto proprio da questa maggioranza, ed essendo il medico in particolari frangenti anche un pubblico ufficiale, ecco che automaticamente la mancata segnalazione d’un reato potrebbe creargli dei guai».
Quindi ancora Pinto: «La legge che rischia di passare è pericolosa per vari motivi, soprattutto perché innesca un inaccettabile modificazione non di un aspetto specifico, ma dell’intera Costituzione. È troppo comodo dire che il medico ha libertà di coscienza: il principio in realtà viene comunque scardinato. Senza dimenticare che si crea una categoria di delatori facoltativi davvero poco gratificante». E quindi «occorre dar vita a una mobilitazione dal basso, per far sì che non si materializzi il tassello d’un domino decisamente peggiore».
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