Università, tagli in vista a Savona e Imperia

Secolo XIX 31/03/09

I nuovi requisiti
Nel 2010 l’Ateneo dovrà eliminare o accorpare i corsi che non raggiungeranno le cinquanta matricole
Genova. Per l’Università di Genova, e più in generale per quella italiana, il 2010 sarà l’anno della cura dimagrante. L’anno in cui l’ateneo dovrà sfoltire i propri corsi di laurea. Eliminando quelli con un numero insufficiente di iscritti.
Nuovi ordinamenti ministeriali impongono infatti, a partire dall’anno prossimo, una serie di requisiti minimi per esistere: un numero minimo di docenti, trasparenza sugli obiettivi e sui risultati e, soprattutto, un numero minimo di matricole, da 10 a 50 a seconda della classe di laurea perché 10 immatricolati sono sufficienti a fisica o matematica ma non a giurisprudenza o economia.
A guardare le statistiche del ministero dell’Istruzione, i corsi dell’Università di Genova con pochi iscritti sono ben 22. Attenzione: non tutti sono in via di estinzione, anche perché i dati del ministero sono parziali, risalgono ad alcuni mesi fa. Da allora ad oggi il numero di iscritti è aumentato. La facoltà di medicina, ad esempio, ha più matricole di quelle che risultano dalla tabella ministeriale riportata qui a fianco.
Ma il problema rimane: alcuni corsi hanno un numero troppo basso di studenti. Ad essere colpite sono soprattutto alcune facoltà, come architettura e ingegneria, e le sedi universitarie distaccate di Savona e Imperia.
Il corso di laurea in restauro architettonico, 45 matricole quest’anno, l’anno prossimo non scomparirà. Diventerà parte del più generico corso di laurea in architettura. «È una grave perdita – dice la preside della facoltà, Maria Benedetta Spadolini – ma non avevamo scelta. Non ci sono né gli studenti né i docenti necessari».
Risultano molto scarse anche le iscrizioni a Ingegneria delle telecomunicazioni (26 matricole), Ingegneria chimica (39) e Ingegneria elettrica (43). Per quanto riguarda queste ultime due «non possiamo chiuderle – spiega Paola Girdinio, preside di Ingegneria – perché sono molto richieste dall’industria. Ce n’è un grande bisogno, ma purtroppo non sono di moda». Ingegneria delle telecomunicazioni, invece, potrebbe essere accorpata a Ingegneria elettronica, «ma non abbiamo ancora deciso».
Quanto alle sedi distaccate, a Savona il corso di laurea in economia del turismo ha soltanto 32 matricole, mentre a Imperia Scienze giuridiche non arriva, secondo i dati del Miur, a 50.
Secondo Giacomo Deferrari, rettore dell’ateneo genovese, «è indubbio che in Italia si sia esagerato nella moltiplicazione di corsi. Ma Genova si è comportata molto meglio di altre università, il fenomeno non è così drammatico e comunque lo stiamo già affrontando». Resta il nodo delle sedi distaccate, «anche lì – annuncia Deferrari – interverremo. Premiando i corsi di laurea che hanno saputo creare laboratori, biblioteche, attività di ricerca. Ed eliminando quelli con un numero insufficiente di iscritti». Francesco Margioccomargiocco@ilsecoloxix.it

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