Nuova strage di migranti nel Mediterraneo, 500 dispersi

31/3 – Carta, di Lucia Alessi

Questa notte un’altra strage nel Mediterraneo. Due le imbarcazioni affondate, con centinaia di persone a bordo. Una delle più grandi tragedie in mare degli ultimi decenni. Ma Maroni pensa alla stagione turistica

Un’altra strage nel Mediterraneo. Più di 500 persone disperse al largo delle coste libiche. Secondo quanto ha reso noto l’agenzia egiziana Mena, i migranti, molti dei quali di nazionalità egiziana, si trovavano a bordo di quattro imbarcazioni. Al momento la guardia costiera libica ha tratto in salvo solo 23 persone, mentre di altre 21 sono stati recuperati i corpi.
Tutte le imbarcazioni di fortuna erano partite dal villaggio di Sidi Balal, non lontano dalla capitale, ed erano dirette in Italia. Stando a quanto riportato dal più importante quotidiano libico, Oea – vicino a Saif al Islam, il figlio di Muammar Gheddafi – «Più di 251 migranti che si trovavano a bordo delle navi sono dispersi».
Ma mezzi di informazione egiziani, si legge sulla Cnn, parlano di altre cifre. 253 persone erano a bordo della prima imbarcazione, 365 della seconda: tutti dispersi. Il naufragio è avvenuto vicino ad alcune piattaforme petrolifere al largo delle coste libiche, ma non è ancora chiaro cosa sia successo.
Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni [Oim], per la Libia passano tra un milione e un milione e mezzo di migranti in attesa di ripartire. Molti di loro provengono da paesi dell’Africa occidentale, come Mali, Burkina Faso, Ghana, Niger, Nigeria e Costa d’Avorio, o dal Corno d’Africa [Somalia ed Eritrea]. «Una percentuale sconosciuta di loro continua il viaggio migratorio verso l’Europa. Risparmiano soldi in Libia per pagare le reti di trafficanti», ha spiegato Chauzy, portavoce dell’Oim: «Le persone annegate dovevano essere dirette a Lampedusa». Una terza imbarcazione è rimasta danneggiata poco dopo la partenza, ma è stata soccorsa dalla guardia costiera libica e tutte le 350 persone a bordo sono state tratte in salvo. Tra loro diverse donne con bambini.
Al Cairo, un funzionario del ministero degli Esteri, Ahmed Rizk, ha reso noto che l’imbarcazione soccorsa è affondata a circa 30 chilometri dalla costa, dopo che si è aperta una falla. Mistero sulle altre due imbarcazioni, anche se il ministero dell’Interno libico ha reso noto che una nave cisterna italiana ha salvato 350 persone che si trovavano a bordo di un’imbarcazione alla deriva: ma fino alla tarda serata di ieri né del naufragio né dei soccorsi era stata fatta alcuna segnalazione alle autorità italiane competenti. Il comandante Cosimo Nicastro, del comando generale delle Capitanerie di Porto, ha spiegato che «Le nostre capitanerie non sono intervenute perché l’incidente è avvenuto in acque libiche. Quello che sappiamo è che sono state segnalate manovre negli ultimi due giorni, di cui però non conosciamo ancora i dettagli».
Mentre ancora si cerca di capire a chi spettasse salvare tutte quelle persone, in molti si domandano quali siano i compiti, e le responsabilità, di Frontex, l’«agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne». Restano infatti ancora poco chiari i dettagli relativi alle zone di monitoraggio e intervento delle motovedette dell’agenzia dislocate nel Mediterraneo centrale, né sono mai state rese ufficiali le regole d’ingaggio decise dall’agenzia, che dovrebbe sempre rispondere agli organi dell’Unione europea.
«È indispensabile creare un canale umanitario, sicuro e fuori dai ‘traffici di clandestini’ e che permetta di esercitare il diritto d’asilo. Anche negli accordi con la Libia – sostiene padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli – il governo italiano non dovrebbe negoziare in alcun modo il rispetto dei diritti umani e la garanzia della possibilità di accesso all’Europa a chi si mette in viaggio in cerca di protezione».
Numerose le reazioni delle tante realtà quotidianamente impegnate sul fronte delle migrazioni: «Perché non è stato possibile evitare simili tragedie? A che serve l’Agenzia Frontex, se non può prevenire queste tragedie? Il suo compito è solo quello di impedire che gli immigrati arrivino vivi nel continente europeo?» commentano dell’agenzia Habeshia, impegnata nella cooperazione allo sviluppo, che invita la Frontex a impegnarsi nella prevenzione più che nella repressione, salvando così vite umane nel Mediterraneo. «Di fronte alla disperazione, alle persecuzioni, alle miserie che spingono migliaia di immigrati verso l’Europa – prosegue Habeshia – non c’è nessun accordo che tenga. L’Europa deve avviare una seria politica di programmazione di reinsediamento dei richiedenti asilo politico e rifugiati, apolidi, profughi. Non serve alzare barricate di navi, militari o accordi bilaterali che non prevedono la salvaguardia della dignità e vita umana».
Ma a proposito di sbarchi, proprio ieri il ministro Maroni ha annunciato che i «pattugliamenti congiunti» delle unità navali italo-libiche al limite delle acque internazionali avranno inizio il 15 maggio, data in cui, secondo il ministro, termineranno come per magia «gli sbarchi prima della stagione turistica e Lampedusa tornerà a essere conosciuta come una delle più belle isole del Mediterraneo e non come la porta di ingresso dei clandestini in Europa».

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