Nell’Ocse 25 milioni di nuovi disoccupati
Il manifesto 31/03/09
GRANDE CRACK La fiducia nella Ue ai minimi dal 1985. Al G8 del lavoro di Roma l’agenzia dell’Onu Ilo e le Union lanciano l’allarme per la crescita dei disoccupati e l’aumento dei poveri
Il Pil – è la nuova previsione – diminuirà del 4,3%. E la Banca mondiale lancia l’allarme per la Russia
Galapagos
Contro l’ottimismo di facciata ieri l’Ocse ha fatto partire un nuovo siluro: a fine 2009 la disoccupazione nei 30 paesi aderenti all’organizzazione parigina – Giappone escluso – potrebbe superare una percentuale a due cifre. Insomma, tra nove mesi c’è il rischio che il tasso dei senza lavoro superi il 10%. Intanto la Banca mondiale ha fato sapere che per la Russia sono tempi davvero cupi: rivedendo le previsione ottimistiche formulate poche mesi fa (una crescita del Pil del 3% nel 2009) ora i banchieri di Washingon stimano che quest’anno il prodotto lordo russo precipiterà del 4,5% e poco meno di milioni di lavoratori rischiano di perdere il posto (a febbraio il tasso di disoccupazione è salito all’8,9%) e circa 3 milioni di cittadini entreranno nel tunnel della povertà. previsioni tutte da verificare, ma confermate indirettamente dalla nuova caduta nella Ue del clima di fiducia (sia dei consumatori che dei manager) sceso ai livelli più bassi dal 1985.
E’ stato Anguel Gurria, il segretario generale dell’Ocse, a anticipare al G8 del lavoro di Roma i contenuti del nuovo outlook che sarà pubblicato oggi a Parigi. Due sono i dati che più impressionano nel rapporto: la caduta del 4,3% del Pil (mentre nel 2010 «sarà prevalentemente piatto» e l’incremento del tasso di disoccupazione al 10%. «Sono previsioni un po’ più pessimistiche di quelle di poche settimane fa», ha spiegato Gurria. Secondo il quale un tasso di disoccupazione al 10% entro la fine dell’anno significa «25 milioni di nuovi disoccupati solo nell’area Ocse». A Gurria ha replicato Maurizio Sacconi. Il ministro del lavoro ha teso a minimizzare, affermando «andrei cauto con le previsioni, chi le fa sesso poi le deve smentire». Poi con riferimento alla crisi di fiducia ha sostenuto che sarebbe «importante che le organizzazioni internazionali si muovessero in modo cauto nel fare le previsioni». Quello sul quale Sacconi, invece, non si è interrogato è perché tutte le organizzazioni internazionali (Fmi e ocse, su tutte) non abbiano capito che la crisi si stava avvicinando rapidamente. Tra l’altro è stata proprio la sottovalutazione della crisi a ritardare i tempi di approvazione da parte di tutti i governi di misure anciclicliche (in primo luogo aumentando i redditi dei meno abbienti) in grado di frenare la caduta della domanda.
Il problema, avviamente, non è localizzato solo nei ricchi paesi dell’Ocse: secondo l’Ilo, l’Agenzia dell’Onu che si occupa di lavoro, la crisi economica rischia di cancellare quest’anno altri 40 milioni di posti di lavoro, dopo che nel 2008 il numero di disoccupati nel mondo è aumentato di 11 milioni. Per l’Ilo le «prospettive sono oggi peggiori dai tempi della Grande Depressione» che seguì il crack del 1929 e si assiste a un «continuo deterioramento nei mercati del lavoro e nelle condizioni sociali». Sulla stessa lunghezza d’onda, anzi, ancora più pessimista, è un documento presentato dalle Global Unions. Per il Sindacato mondiale altri 200 milioni di lavoratori potrebbero essere spinti nella povertà estrema soprattutto nei paesi in via di sviluppo nei quali non esistono ammortizzatori sociali. Le stesse Unions ricordano che il numero dei lavoratori poveri potrebbe raggiungere la cifra di 1,4 miliardi.
Un aiuto per i nuovi poveri della Russia è stato chiesto ieri dalla Banca mondiale che chiede al governo russo provvedimenti immediati per il sostegno della domanda lamentando un repentino aggravarsi della crisi. Sulle cause di questa crisi la Banca punta il dito sul crollo della domanda mondiale che ha causato, tra l’altro, una forte caduta del prezzo del petrolio. Quello che viene chiesto al governo è di aumentare i sussidi di disoccupazione e l’importo delle pensioni per contrastare una caduta del Pil che per quest’anno si aggirerà attorno al 4,5% contro una contrazione del 2,2% prevista dal governo russo. Intanto Jean-Cluade Trichet, il presidente della Bce, dopo aver detto che esclude rischi di default nei paesi dell’euro zona, ha dichiarato che «il 2009 sarà un anno molto, molto difficile e la ripersa ci sarà nel 2010 solo se facciamo ciò che è necessario per ricreare fiducia nelle famiglie e nelle imprese». Perché «ciò non è scritto, dipende da noi».

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