INSICURI – POLIZIA Il ministero smentisce Franceschini: «Trasferte rimborsate» Dario con gli sbirri: «Al G8 pagano loro»
31/3 – Il Manifesto, di Sa. M.
Le forbici del governo sulla sicurezza rischiano di far finire in bancarotta la polizia di stato, proprio mentre si fanno spazio le ronde private. La protesta dei sindacati: «Sottratto un miliardo di euro». E sul sito del Sap «Natascia La Pratese», dopo il caso del blog Caccia allo sbirro, invita a fare nomi e cognomi degli anarchici
ROMA
Il nuovo segretario del Partito democratico ha il pallino della sicurezza. Ha capito che l’argomento «finanziamenti alle forze di polizia» è una brutta contraddizione per il centrodestra, che parla continuamente di ronde, vigilanti, immigrati da spedire lontano e poi taglia le risorse agli agenti. E da tempo, almeno da un mese, ha deciso di buttarsi nella mischia.
Ieri mattina, Franceschini si è presentato ad un volantinaggio unitario di tutti i principali sindacati delle forze dell’ordine, a cui partecipavano anche Guglielmo Epifani della Cgil, Raffaele Bonanni della Cisl e Renata Polverini dell’Ugl. Lanciando un lacrimogeno sul Viminale: «Mi è stato detto che ai poliziotti è stato chiesto di anticipare di tasca loro i soldi della trasferta per garantire la sicurezza nel prossimo G8 in Sardegna».
Il ministero degli interni fa seguire all’affermazione una smentita secca. Il mancato pagamento delle trasferte sarebbe «privo di fondamento», dicono. E visto che nessuno dei sindacati presenti alla manifestazione alza la voce per dire che è tutto vero e che i poliziotti in viaggio per la Maddalena dovranno davvero pagarsi da soli l’albergo, il traghetto e il panino, viene da pensare che stavolta Franceschini si sia fatto incantare da una bufala.
Più difficile è coglierlo in fallo quando parla di potature ai comparti sicurezza e difesa. «Il governo ha fatto tagli per 3,5 miliardi al settore e poi con un’operazione demagogica e d’immagine ha raccontato che il problema viene risolto con le ronde di privati cittadini». In questo caso, la conferma del sindacato c’è. In piazza del Viminale, Siulp, Silp-Cgil, Siap, Consap Ugl-Polizia, Coisp e Uilps hanno spiegato all’unisono che già nel bilancio 2008 c’era un taglio secco del 20% di tutte le spese del comparto sicurezza: «Il governo ha tagliato 1.031 milioni di euro e poi ha stanziato 100 milioni per le forze di polizia. A conti fatti ha tolto 931 milioni di euro, se va avanti così si rischia il fallimento dell’azienda sicurezza». Più o meno i cento milioni di cui parla Maroni quando, dalla Cattolica di Milano, risponde che non è giusto accusarlo di aver ridotto i fondi alla polizia: «Abbiamo aumentato gli stanziamenti del 10% per le spese correnti, cioè per gli straordinari, la benzina e le macchine. Nel decreto antistupri abbiamo messo 100 milioni in più e nella prossima finanziaria c’è il mio impegno ad aggiungere risorse e io che sono sempre disponibile ad ascoltare le ragioni di chi protesta, nei prossimi giorni avrò un incontro con i sindacati».
Ancor meno convincenti sono le risposte del ministro sul complesso delle riduzioni fatte. Soprattutto, quando parla di investimenti in crescita, citando una tabella che mostrerebbe l’andamento triennale delle spese sulla sicurezza, ma di cui i sindacati dicono di non avere notizia: «Di tutto si può accusare il governo salvo di cose non vere – dice Maroni – Nel 2006 sono stati stanziati 6,9 miliardi di euro, nel 2007 6,7, nel 2008 6,7 miliardi e nel 2009 7,4 miliardi. Come potete vedere la curva sale».
Sarà, ma i sindacati di polizia presentano tutt’altri dati e raccontano che ogni anno 1.500 agenti vanno in pensione e solo una parte viene rimpiazzati. Che i tagli sulla sicurezza fossero consistenti, del resto, lo si sapeva dall’approvazione dei progetti di Tremonti e Brunetta su tutti i ministeri. A luglio, dopo tante polemiche, la polizia si salvò solo dalla legge sulla pubblica amministrazione che taglia lo stipendio a qualunque dipendente pubblico finisca in malattia nei primi venti giorni del mese. «Chiediamo – ripetono i sindacati – che il governo cambi subito rotta, che abbandoni la politica dell’immagine e punti invece sulla sostanza: dopo l’esercito impiegato in funzioni di polizia, dopo i volontari della sicurezza, facciamo volentieri a meno del prossimo capitolo. Chiediamo che il ministro Maroni e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accolgano come critica costruttiva questa nostra protesta».

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