In aumento i clandestini che sbarcano a Genova

Secolo XIX 31/03/09

Il bilancio
Nel 2008 la polizia di frontiera ha fermato il 30% in più di stranieri
I CLANDESTINI sbarcati nel porto di Genova sono aumentati del 30 per cento rispetto all’anno scorso. Un dato significativo se si pensa che lo scalo portuale di Genova, essendo un varco ufficiale controllato, non rientra nelle rotte classiche dell’immigrazione clandestina. I numeri forniti dalla polizia di frontiera di Genova, guidata dal primo dirigente Pietro Martullo, parlano chiaro: nel 2008 gli immigrati provenienti dall’Africa e intercettati in porto sono stati 93, un ventina in più rispetto al 2007, su un traffico complessivo (in entrata e uscita) che si aggira sulle 266 mila e 785 unità (53 mila in più rispetto al 2007). Tanti sono gli extracomunitari, per la maggior parte tunisini e marocchini, che l’anno scorso sono passati dallo scalo portuale genovese (40 mila solo nei primi tre mesi del 2009).
I clandestini individuati vengono tutti rispediti nei propri Paesi. Gli agenti della Polmare, infatti, dopo averli identificati, li affidano al capitano del traghetto in modo che li riporti indietro fino al porto africano dove si sono imbarcati. Per garantire i controlli doganali (669.000 le persone controllate nel 2008) ogni settimana vengono impiegate decine e decine di finanzieri e agenti di polizia. Un lavoro duro, considerando il fatto che lo scalo portuale genovese è molto esteso e comprende, oltre al terminal traghetti (da cui nel 2008 sono transitate complessivamente 3.263.110 persone), anche tutti i vari terminal commerciali che movimentano migliaia di container.
I clandestini che sbarcano a Genova si dividono in due categorie. Da una parte ci sono quelli che si imbarcano sui traghetti passeggeri e si nascondono, con l’aiuto di qualcuno, nei cassoni dei furgoni, nel vano di carico di un Tir o nel bagagliaio di un’auto. Per la maggior parte sono marocchini e, in misura minore, tunisini. Nei giorni scorsi gli agenti della Polmare, per mezzo di unità cinofile, ne hanno individuati due durante le operazioni di sbarco di un traghetto proveniente da Tangeri. Erano nascosti nel cassone di un camion, guidato da un marocchino in possesso di un regolare permesso di soggiorno. L’uomo è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre i due clandestini sono stati affidati al capitano della nave per il rimpatrio. Secondo gli inquirenti, il marocchino, per trasportare i due immigrati, si era fatto pagare tre mila euro. E non è un caso isolato.
Sarebbero infatti in molti disposti a pagare per assicurarsi un biglietto verso l’Europa. Ma non tutti. Si tratta di persone che cercano di entrare in Italia con l’aiuto di amici e parenti. L’anno scorso la polizia di frontiera ne ha fermati due. Uno era nascosto nell’auto della fidanzata marocchina che voleva costruire una famiglia in Italia. Il secondo caso ha visto come protagonisti una donna marocchina e la sorella in possesso del permesso di soggiorno. In tutti i casi, chi si fa pagare o aiuta un clandestino, rischia una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Diverso è il caso degli extracomunitari che si nascondono nei container o a bordo delle navi da carico senza essere aiutati da nessuno. La maggior parte dei clandestini bloccati dalla polizia fa parte di questa categoria. A volte vengono scoperti dall’equipaggio stesso della nave oppure durante le operazioni di scarico. Sono per lo più senegalesi e nigeriani: si imbarcano sulle navi direttamente negli scali portuali dei loro Paesi.Pablo Calzeronicalzeroni@ilsecoloxix.it

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