Cooperazione, Berlusconi cala la scure sui fondi anti-Aids

Il manifesto 31/03/09

GLOBAL FUND I 130 milioni di euro dovuti per il 2009 non ci sono. E Roma, presidente di turno del G8, non paga la quota
Anita Arbocò
Dopo la sparata del papa sul preservativo, arriva un’altra cattiva notizia, tutta italiana, sul fronte della lotta contro l’Aids. Sembra che l’Italia, presidente di turno del G8, quest’anno non verserà la quota stabilita per il Fondo Globale contro Aids, tubercolosi e malaria, diventato in soli 8 anni di esistenza uno dei principali strumenti di finanziamento di progetti per contrastare la pandemia di Aids nei paesi poveri. I tagli alla cooperazione introdotti con l’ultima finanziaria si fanno sentire, e i 130 milioni di euro che il governo dovrebbe versare come contributo per il 2009, e che solo poche settimane fa il ministro Tremonti aveva assicurato, pare non ci siano. Almeno per ora. A denunciarlo è l’Osservatorio italiano per l’azione globale sulla lotta contro l’Aids, rete che riunisce 22 ong con progetti legati all’Aids nel sud del mondo, in particolare nell’Africa sub-sahariana.
La notizia arriva mentre a Caceres, in Spagna, è in corso la conferenza di rifinanziamento di medio termine del Fondo Globale, in cui i paesi donatori stanno facendo il punto della situazione e discutendo di eventuali fondi aggiuntivi da versare, oltre a quelli già stabiliti nel 2007 per i tre anni successivi. Ma l’Italia rischia di fare una figuraccia se non sarà in grado di mantenere l’impegno preso. «Siamo molto preoccupati – dice al manifesto Giorgio Menchini, coordinatore dell’Osservatorio Aids – e chiediamo al governo di prendere una posizione netta e definitiva». Il problema, infatti, è che il meccanismo di funzionamento del Fondo è tale per cui il programma di finanziamento dei progetti si basa sulle quote stabilite ogni tre anni e versate, teoricamente, con cadenza annuale. Il mancato esborso della somma promessa metterebbe quindi a rischio i progetti e la vita dei beneficiari. Si calcola che dal 2001 le vite salvate grazie al FG siano state 2,5 milioni, con due milioni di persone che hanno avuto accesso al trattamento per l’Aids. Un meccanismo virtuoso che ha però prodotto, paradossalmente, un gap che va dai 4 agli 8 miliardi di dollari da affrontare nei prossimi due anni. I progetti di qualità presentati al Fondo e approvati nel 2008, infatti, sono stati così numerosi che senza un ulteriore stanziamento di denaro non sarà possibile realizzarli. L’insolvenza italiana sarebbe quindi ancora più grave. «In Swaziland, dal 2004, grazie al FG, quasi 30mila persone, il 50% degli aventi bisogno, sono state messe sotto trattamento con gli antiretrovirali», racconta Menchini che nel paese africano in assoluto più colpito dall’epidemia di Aids, con un’incidenza pari al 30% della popolazione adulta, ha trascorso 7 anni. «Come in Swaziland, anche in molti altri paesi dell’Africa sub-sahariana l’Aids sta producendo una catastrofe sociale ed economica oltre che sanitaria. Interi sistemi-paese sono a rischio collasso». L’idea di istituire un fondo per contrastare le tre grandi pandemie risale al G8 di Okinawa, nel 2000, e fu proprio Berlusconi, anche allora presidente del consiglio, al G8 di Genova nel 2001, a tenere a battesimo il FG. Otto anni dopo è di nuovo lui a capo del governo, e sarebbe curioso sapere cosa dirà ai colleghi che si riuniranno alla Maddalena il prossimo luglio per il nuovo vertice G8. «La posizione dell’Italia risulta ancora più incresciosa se si pensa che solo un anno fa Berlusconi si era impegnato a destinare 2,5 miliardi di dollari per i prossimi 5 anni (500 milioni all’anno) come contributo per la lotta contro le malattie infettive e per rafforzare i sistemi sanitari», commenta Menchini. Resta da capire, a questo punto, se verranno mai versati.

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