Contratti, tre milioni di no Cgil chiama l’Italia in piazza

Contratti, tre milioni di no Cgil chiama l’Italia in piazza

31.3.09 l’Unità , di Felicia Masocco

3.462.000 contrari, il 96% dei votanti. Cisl e Uil polemizzano. Epifani: «Accettino la sfida»
I numeri della manifestazione di sabato al Circo Massimo: «Sarà imponente»

Quasi tre milioni e mezzo di No. Il 96% dei 3 milioni e 600mila lavoratori, precari e pensionati che ha partecipato al referendum della Cgil sulla riforma dei contratti, lo ha bocciato. Una bocciatura netta, arrivata dopo 55mila assemblee in cui il sindacato di Corso d’Italia ha spiegato perché l’intesa siglata a Palazzo Chigi il 22 gennaio non va bene e perché la Cgil non l’ha firmata. Come quell’accordo, anche il referendum è stato separato, ieri Guglielmo Epifani ha ricordato il rifiuto di Cisl e Uil di farlo insieme. Eppure i diretti interessati hanno ben approfittato per poter dire la loro. Il numero dei votati è stato superiore alle previsioni e alle aspettative della stessa Cgil: sono stati 3.643.836, vale a dire il 71,05% di quanti parteciparono (5.128.507) alla consultazione sul protocollo sul Welfare, solo che quella era unitaria, promossa con Cisl e Uil. «La Cgil ha portato al voto, da sola, due terzi di quelle persone», afferma il segretario organizzativo Enrico Panini.
VALORE AGGIUNTO
La Cgil è soddisfatta, Epifani e Panini parlano di «risultato straordinario», «hanno partecipato tanti non iscritti, è un dato che va oltre la nostra presenza e rappresentatività. È un valore aggiunto, ha un peso politico alto. Questo voto dovrebbe far riflettere», commenta il segretario generale.
Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, non ci pensa nemmeno e liquida il referendum come una «panzana clamorosa» perché non è stato unitario. «Come si fa -chiede- a ritenere un vero referendum, una consultazione indetta “solo” da una organizzazione?». «Un risultato bulgaro per un referendum bulgaro e unilaterale, quindi difficilmente verificabile», gli fa eco il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani. Argomenti che tuttavia non tolgono nulla al voto né al suo esito e che forniscono un paio di assist a Epifani. «Avevamo proposto a Cisl e Uil una consultazione unitaria, ma non c’è stato modo: la democrazia va usata in modo più accorto, non si può esaltare il voto di una fabbrica e altri no, democrazia significa che puoi perdere, non può essere a schemi variabili. Ora porremo la questione delle regole in maniera ancora più forte. Chiediamo il voto per i contratti nazionali e anche per gli accordi generali. Solo con delle regole e con il voto dei lavoratori si possono risolvere o prevenire eventuali contenziosi tra sigle sindacali senza trascinarseli per mesi».
GEOMETRIE VARIABILI
A proposito di democrazia a geometria variabile: la fabbrica cui si riferisce Epifani è la Piaggio, dove la settimana scorsa il voto sul contratto integrativo aziendale è stato sfavorevole per la Fiom-Cgil che ha comunque accettato il verdetto.
Il risultato è stato esaltato ieri dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Il referendum è uno strumento democratico ed è evidente che certe posizioni non tengono conto delle istanze dei lavoratori», ha detto. Perché, allora, non farlo sui contratti?
L’argomento sarà di nuovo al centro del confronto tra Cgil, Cisl e Uil, ma verosimilmente non prima di sabato, quando la Cgil sarà di nuovo al Circo Massimo con una manifestazione imponente. 40 treni speciali, cioè tutti quelli che si potevano reperire, due navi, 4.800 pullman, «la partecipazione sta crescendo in modo visibile» ha detto Panini, e già si cercano bus fuori dalla propria regione se non all’estero.
Cinque i cortei, 4mila gestiranno l’accoglienza. Sul palco prima di Epifani saliranno cinque lavoratori. Un concerto dei Modena City Ramblers chiuderà la giornata.

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