L’Ocse: la disoccupazione esploderà entro il 2010
Secolo XIX 30/03/09
Il G8 di roma
Senza lavoro, l’indice balzerà oltre il 10%. Sacconi: più cautela sui numeri
Roma. Disoccupazione a due cifre per gli otto Grandi e una ripresa lenta nella prima metà del 2010. La previsione a tinte foschi è dell’Ocse, e fa infuriare il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che invita alla «cautela» le organizzazioni internazionali. Anche i sindacati sfoderano numeri preoccupanti al tavolo del G8 del lavoro che discuterà fino a martedì dei danni sociali che la recessione sta provocando, mentre l’esercito dei senza lavoro, in Italia e nel mondo, cresce con il passare dei mesi.
Entro il 2010, il tasso di disoccupazione nei Paesi del G8 (escluso il Giappone) potrebbe toccare il 10% e oltre e quindi il numero di disoccupati arriverà a un livello «addirittura maggiore rispetto al decennio 1970-1980», quando l’economia internazionale dovette fare i conti con due choc petroliferi.
Ecco perché l’Ocse chiede ai governanti del G8 di intervenire «velocemente e in modo efficace per evitare che la crisi finanziaria si trasformi in una crisi sociale» senza precedenti. Inoltre, nei 30 paesi dell’area Ocse la ripresa economica si avvierà«solo nella prima metà del 2010», e sarà«una ripresa smorzata» e un andamento generale dell’economia che resterà«fiacco». «Le previsioni – recita il paper diffuso ieri a Roma – indicheranno un ulteriore declino dell’attività economica nel corso del 2009 nell’area dell’Ocse, con una ripresa piuttosto smorzata che emergerà soltanto nella prima metà del 2010. Anche questa smorzata ripresa – avverte l’Ocse – poggia sul presupposto che per la fine del 2009 si siano dissipate le tensioni dei mercati finanziari».
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi sembra però voler respingere le “profezie di sventura”: «In una fase come questa, caratterizzata dalla crisi di fiducia – ha detto – è importante che le organizzazioni internazionali siano caute nelle loro previsioni».
Ma anche i sindacati, che partecipano alla tre giorni del vertice, hanno portato le loro cifre, che completano un quadro già fosco e gettano ombre lunghe anche sulla luce che qualcuno vede in fondo al tunnel della crisi. Il numero dei disoccupati crescerà, infatti, di 50 milioni nel corso del 2009 dopo che nel 2008 la crisi ha lasciato senza lavoro 11 milioni di persone in tutto il mondo. I più esposti risultano soprattutto le donne, gli immigrati e i giovani.
Ma i sindacati temono che, anche quando finirà la crisi, la trincea dei senza lavoro continuerà a rimanere sotto tiro: «Il rischio più grande – è scritto nel documento preparato appositamente per il G8 – è quello di una prolungata recessione del mercato del lavoro. La lezione delle passate crisi finanziarie insegna che il mercato del lavoro tende riprendersi solo quattro o cinque anni dopo la ripresa economica».
In questo contesto, 200 milioni di lavoratori nel mondo rischiano di essere spinti in condizioni di povertà. Il messaggio dei sindacati è che non basterà salvare le banche e aiutare le imprese perché l’occupazione resterà, anche con la ripresa, un’emergenza sociale prolungata.
È arrivato il momento di pensare all’occupazione su cui finora si è registrato, questa è l’accusa dei sindacati internazionali, «un deficit della politica», che ora va colmato. «Finora vi siete occupati delle banche ma è ora che vi occupiate del lavoro», ha ribadito ieri il leader della Uil, Luigi Angeletti, che ha contribuito alla stesura dell’appello rivolto ai governi del G8. «Una delle cause della crisi – ha detto Angeletti – è stata l’idea di fare soldi con i soldi. Invece, per creare ricchezza bisogna lavorare. Questa è la lezione della crisi». È un’impostazione che trova d’accordo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che ieri ha dato il via al cantiere del G8: «Fino ad ora – ha detto il ministro – i governi si sono occupati di banche, mercati e intermediari perché bisognava dare stabilità alla finanza e la credito ma, per evitare il peggio, la condizione prioritaria è avere come riferimento le persone, le politiche sociali di tutela». Insomma, non si esce dalla crisi se non i governi non riusciranno a bloccare l’emorragia di posti di lavoro e a creare nuova occupazione: «Senza sostenibilità e coesione sociale, non c’è stabilità economica», ha spiegato Sacconi.
«Ci vogliono misure tempestive, mirate e temporanee per proteggere il reddito, mantenendo il più possibile i rapporti di lavoro», ha sostenuto Sacconi. La cassa integrazione non basta: fra le ricette allo studio del G8 ci sono anche settimana corta e contratti di solidarietà perchéè meglio lavorare meno ma conservare il posto. È la strada imboccata anche dal governo italiano, che investirà 40 milioni di euro sui contratti di solidarietà, stanziandoli con un emendamento al decreto-auto in votazione alla Camera.
Michele Lombardi

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