E tra i crociati del Pdl serpeggia il dubbio “Questa legge era meglio non farla”
Repubblica 27-03-09
Schifani: “Abbiamo fatto una bella maratona” Sacconi: “Grande prova di coesione”
Nel dibattito schierati tra gli integralisti gli ex radicali Roccella e Quagliariello
ROMA – La cravatta verde di Federico Bricolo esce con agilità dall´aula e si presenta ai taccuini, come per il dopopartita. E´ giovedì sera e la Lega deve risalire a nord in fretta. «Si è finalmente stabilito che in Italia non si può morire di fame e di sete». Il centrodestra è però un´alleanza larga e piuttosto lunga. Il collega calabrese Gentile: «Mah!». Mah cosa, senatore? «Abbiamo il congresso domani e non parto».
Al concretismo di Bricolo, l´inquietudine di Gentile. Come sempre il Senato ha esaminato a fondo la questione e si è diviso, questa volta era davvero più delicata delle altre – la vita e i suoi confini – e approntato però con puntualità una misura adeguata. «Ha vinto il partito della vita ed è stato sconfitto quello della morte», ha succintamente riassunto Maurizio Gasparri, il capogruppo del Popolo della Libertà. E poi, lo fanno sempre i calciatori con il gol: «Questa legge la dedico alle suore di Lecco e ad Eluana».
Un mese di discussione, due giorni di votazioni. Rapidi, e soprattutto efficienti i senatori della Repubblica. Il presidente Renato Schifani piuttosto soddisfatto: «Abbiamo fatto una bella maratona». A maratona conclusa è affiorato il dubbio che la corsa fosse stata inutile, malgrado i buoni propositi. E´ stato Marcello Pera, oramai lontano dai riflettori e dall´amicizia col capo, che ha riscoperto il suo grande amore: Karl Popper. E con Popper ha illustrato ai colleghi di maggioranza, piuttosto sconcertati, il dubbio di non aver fatto una cosa buona e giusta. «L´articolo 2 della Costituzione vieta l´eutanasia e l´articolo 32 vieta l´accanimento terapeutico. Serviva davvero questa legge?». Il dubbio che lo Stato debba intervenire per allontanare la morte anche quando essa giunge e chiama. Il dubbio. «Io voglio essere libero di decidere…», lo aveva anticipato il senatore Paravia, di An.
Ma il Senato aveva già deciso. Maggioranza compatta, «abbiamo dato prova di grande coesione» ha detto, rinfrancato per il miracolo di questa legge salva-vita, il ministro Sacconi che con la sua vice Roccella ha seguito ogni alito del dibattito. Che ha visto duettare cattoliche e supercattoliche dei due schieramenti. La Dorina Bianchi, del Pd, molto in imbarazzo per l´ostilità del partito al provvedimento ha perorato una causa minima: «Sospendiamo la nutrizione nei soggetti incapaci di assorbire». E´ scattata come una molla Laura Bianconi, supercattolica: «No e poi no». Nutrire e dissetare, anche quando il corpo rifiuta. Si è deciso così, senza per questo riuscire a raccogliere il voto della stessa Bianconi che ha giudicato il testo troppo fragile e aperto alle sfide di chi propaganda l´eutanasia: «Non posso votarlo».
Si è capito tutto, o parecchio, del perché di questa legge quando ha preso la parola Gaetano Quagliariello, chiamato ad esprimere la posizione ufficiale della maggioranza. Lui, con Roccella, ex radicale e con Sacconi, ex socialista e ex laico, nella triade degli inossidabili. E dunque Quagliariello: «Non volevamo fare questo provvedimento, ma poi davanti alla aperta sfida della magistratura…». Sfida. Magistratura. Una molla si è impossessata del corpo di Sacconi che ha applaudito con un impeto, e ha trascinato e travolto i suoi. Sfida a sfida. Sciabola contro sciabola. Eluana, divenuta corpo ideologico, morta infatti «di fame e di sete», secondo il concretista Bricolo, aveva necessità di un comportamento in qualche modo ritorsivo. E dunque bisognava rispondere. «Ma vi rendete conto che così si subisce la prepotenza della scienza? O la scienza è prepotente quando dovete legiferare in tema di fecondazione assistita e non lo è quando la utilizzate perché lo Stato si accanisca su di un corpo?». Domanda di Anna Finocchiaro. Domanda suggestiva, ma ieri poco apprezzata. Fabio Rizzi, della Lega: «Rispondo con Claudio Baglioni: Io sono vivo e sono qui e l´unica paura che resta del futuro è di non esserci».
Qui il punto: la morte. Ieri è parso che si fosse in lotta contro la morte, e la passione con la quale alcuni senatori si sono applicati per sconfiggere ex lege la fine della vita ha contagiato animi di qua e di là. Anche nel Partito democratico c´è stato movimento, e perfino Franco Marini ha tentato di fare qualcosa per addentare ancora più saldamente la vita. Mediazioni, emendamenti, capatine nello schieramento nemico. «Ho fatto quello che era giusto, e io non sbaglio mai», ha garantito a fine seduta quando ogni approccio è risultato vano e la vita e la morte erano state messe ai voti.

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