Affossato il bio – testamento
Secolo XIX 27/03/09
Approvato un emendamento dell’Udc: «Non sarà vincolante». Dal Senato via libera del ddl
Roma. La legge sul testamento biologico ha superato l’esame del Senato: è stata approvata con 150 voti a favore, 123 contrari, e 3 astensioni. A conti fatti Pdl, Lega e Udc (che hanno appoggiato il testo) hanno avuto più defezioni di quelle del Pd e dell’Idv (che hanno votato contro). Ora toccherà alla Camera esaminare il testo, prima che entri in vigore. Ma da ieri tutti gli scenari sono cambiati.
Poco prima dell’ora di pranzo, infatti, è stato approvato un mini-emendamento, appena una riga, presentato dai centristi che ha stravolto il testo discusso fino a quel momento. Le volontà sulle ultime ore della vita di ciascuno (la “Dichiarazione anticipata di trattamento”) saranno applicate a discrezione del medico. In pratica la decisione non appartiene più al paziente. L’emendamento è stato approvato di stretta misura (16 voti di scarto), ma ha, di fatto, cambiato l’orientamento della legge e il clima fin lì respirato a Palazzo Madama. Le opposizioni sono insorte: hanno denunciato il mancato rispetto degli impegni. «In commissione, all’unanimità, si era deciso di rendere giuridicamente valide le nostre volontà» ha protestato Felice Casson, Pd. «Ora questo testo è veramente del tutto incostituzionale: al posto della volontà di ogni cittadino, avete sostituito la vostra volontà» ha concordato la capogruppo, Anna Finocchiaro. I senatori dell’Idv si sono presentati in sala stampa indossando cartelli con scritte provocatorie e hanno annunciato che, subito dopo la probabile approvazione della Camera, scatterà la raccolta delle firme per il referendum.
Esulta, al contrario, il centrodestra. Non solo per l’approvazione dell’emendamento, quanto per l’intesa che si sta creando tra Pdl e Udc: proprio ieri, Silvio Berlusconi, aveva nuovamente aperto le porte del centrodestra a Pierferdinando Casini. «Era evidente che le volontà del paziente e le conoscenze dei medici dovessero essere bilanciate. L’ultima parola spetterà proprio a chi conosce gli sviluppi della scienza e le eventuali evoluzioni della malattia: il medico. Siamo riusciti a coniugare la laicità dello Stato con i principi cristiani» ha commentato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.
Tutt’altra strada quella che stanno per imboccare i Radicali. «Questa è una legge contro il testamento biologico, e da oggi scatterà la nostra disobbedienza civile», ha minacciato Emma Bonino. In strada, al momento del voto finale, centinaia di simpatizzanti del partito, hanno inscenato un sit in: «Io sono mio». E non basta: tra le pieghe della legge, il Pr ha anche evidenziato alcune incongruità: applicando alla lettera le norme in esse contenute, anche i Testimoni di Geova potrebbero essere costretti a trasfusioni di sangue, nonostante i propri convincimenti religiosi lo proibiscano.
Ad accendere gli animi la proposta del senatore Antonio Fossono, Udc, arrivata prima di mezzogiorno: al posto della dicitura “Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie, ma sono vincolanti”, ora figura solo la prima parte, fino alla virgola. «Ma vi rendete di cosa avete approvato? Le nostre volontà, con quell’emendamento, non valgono più nulla», ha protestato Giovanni Legnini (Pd). Ma anche nella maggioranza si sono alzate critiche: su tutte quelle di Piero Longo. Tutto inutile. La bagarre d’aula ha anche prodotto incomprensioni: per qualche ora si è dato per scontato che lo stesso emendamento avesse ridotto la validità delle nostre dichiarazione da cinque a tre anni. Solo a sera il giallo è stato chiarito: resta la prima interpretazione.
Ma tutto era cambiato: nel pomeriggio, al momento delle dichiarazioni di voto, sono tornati gli scenari cupi che hanno sempre contraddistinto questa legislatura. Il primo ad attaccare è stato Fabio Rizzi, Lega. Se l’è presa con il papà di Eluana e con l’oncologo Umberto Veronesi, senatore Pd: «Beppino Englaro ha deciso di immolare sua figlia sull’altare della politica. E al professor Veronesi dico: non mi faccia dubitare della sua valenza scientifica». La replica: «Avete cancellato la dignità dell’uomo, come era stata sancita dall’articolo 32 della Costituzione che fu scritto da Aldo Moro – ha attaccato la Finocchiaro – State ingannando gli italiani: questa legge non è la espressione della volontà di ciascuno, ma, nel momento di maggiore debolezza, quando non potremo dire né”si” né”no”, saranno altri a decidere. La prepotenza vi fa arrogare il diritto di scambiare la nostra volontà con la vostra». Gaetano Quagliariello ha atteso quasi un mese e mezzo questo momento: fin dalla sera in cui morì Eluana, e lui, da quello stesso scranno, accusò l’opposizione di averne favorito la morte e gridò«Non ci sto». «Nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita è degna di essere vissuta – ha detto – E questa legge sancisce anche la necessità di tenere aperto il futuro. Nessuno può essere impiccato a una decisione presa tanto tempo prima. Su questo tema non avremmo voluto legiferare, ma è stata la magistratura a sfidarci, spalleggiata da una lobby che vorrebbe introdurre l’eutanasia».
Più delle dichiarazioni di voto dei singoli gruppi, ieri, l’aula ha ascoltato in silenzio, le parole di chi ha dissentito. Tre i senatori del Pd (tutti teodem, che hanno scelto di appoggiare il testo o di uscire dall’aula). Cinque, invece, i ribelli del Pdl (tra questi l’ex presidente del Senato, Marcello Pera). Al momento del voto, segreto, poi il centrodestra ha perso qualche altra pedina: sulla carta la maggioranza dovrebbe avere una cinquantina di voti di vantaggio; ha vinto di appena 23, senza calcolare gli assenti.
Angelo Bocconetti

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