“Non credo più a un Mussolini statista” Svolta di Fini: Berlusconi non è un re. Il premier: “Io Cesare? Non ho poteri”

26/3 Repubblica, di Carmelo Lopapa

ROMA – Benito Mussolini non è più lo statista del secolo. Anche perché Gianfranco Fini, che così lo aveva definito, non è più lo stesso di quindici anni fa. «Non sono più dello stesso parere. È evidente. La risposta è nei fatti, nelle cose che ho fatto negli ultimi anni. Se non fosse così, sarei schizofrenico».
Fini custode delle regole democratiche, Fini nemico del «pensiero unico», Fini laico, ma anche il Fini della legge anti clandestini. C´è spazio per tutti i volti del presidente della Camera nell´ora e mezza in cui si è sottoposto al fuoco di fila delle domande della stampa estera. Non a caso in questo momento cruciale e di passaggio, tra il congresso di commiato di An e quello inaugurale del Pdl. E se il cronista americano torna alla famosa affermazione del 1994 sul Ventennio, le altre domande sondano il futuro del leader (ex) di An. Per esempio, se nei prossimi anni si immagini più premier o capo dello Stato. È la più insidiosa delle domande. Fini non nega alcuna ambizione, piuttosto glissa, citando Eduardo De Filippo: «Gli esami non finiscono mai. E quindi, aspettiamo gli altri esami». Il primo si chiama Pdl, dovrù misurarsi con la leadership di Berlusconi. Oggi pomeriggio tra i due, a Montecitorio, un nuovo faccia a faccia alla vigilia del congresso. Al giornalista di France2 che gli chiede se sarà lui il successore, insomma se si sente il delfino del capo, risponde di amare il mare e i delfini, «ma in politica non ci sono delfinati: non siamo in una monarchia, ma in una Repubblica. Quando sarà il momento si dibatterà. Ora il leader è Berlusconi». Già, ma Fini come si spiega il successo del premier? Semplice, «raccoglie il consenso elettorale e quindi interpreta il sentimento della maggioranza degli italiani. Certo – aggiunge con mezzo sorriso – qualcuno continua a chiedersi come faccia: è la democrazia».
La terza carica dello Stato riconosce che ci sono difficoltà organizzative nel partito che sta per nascere, anche di quelle parlerà oggi col premier. Ma resta ottimista, si supereranno. Però il partito unico del centrodestra non dovrà essere il partito del «pensiero unico», tanto meno su questioni etiche. «Nessuno dirà: si fa così». Altro capitolo i “colonnelli” di un tempo, che appaiono ormai lontani. Ma sì, «ci sono sensibilità diverse, An era un grande partito, non è mai stata una caserma. C´era un pensiero plurale, lo stesso dobbiamo portare nel Pdl». Un impegno e un monito a quel «partito del 40% che deve preoccuparsi di governare giorno per giorno, ma anche di guardare al futuro». Berlusconi, ieri e oggi a Napoli per l´inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, poche ore dopo, chiacchierando con i giornalisti a Napoli, quel monito lo prende un po´ così. «Pensiero unico? Avrei una battuta ma è meglio che non la faccia..». E poi, «altro che cesarismo e Napoleone, il premier non ha poteri, deve convincere e poi trattare con tutti: alleati, Parlamento e capo dello Stato». Adesso è preso tutto dall´organizzazione del congresso che parte domani. Al discorso ha lavorato martedì «fino alle 3 del mattino». Dunque, non ha visto Prodi a Ballarò. E quasi si rammarica, ironico: «È una notizia che non mi ha rallegrato la serata, perché non l´ho visto».

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