Giovani e stupefacenti la metà dei laboratori sbaglia i test antidroga
Repubblica 26-03-09
L´Istituto di Sanità: sulla cocaina il massimo di errori
Una ricerca dell´Iss su 50 centri pubblici in tutta Italia: quelli privati si sono rifiutati
ROMA – Mario ha sei anni. Sua mamma gli ha tagliato una ciocca di capelli e l´ha inviata ad un centro analisi per il drug test. L´esame antidroga ha fornito un risultato choc: secondo il laboratorio, Mario assume metadone, la sostanza che si dà agli eroinomani per disintossicarli gradualmente dalla dipendenza da eroina.
Ovviamente, si tratta di un “falso positivo”: il bambino non si droga, fa sport e studia dalle suore. Ma a scoprire che gli esami fatti sui capelli per individuare i figli tossici non sono assolutamente affidabili è una mamma particolare, Simona Pichini, primo ricercatore dell´Osservatorio epidemiologico droga, alcol e fumo dell´Istituto Superiore di sanità. Dopo il boom di richieste ai laboratori di genitori che vogliono sapere se i figli sono tossici (o di mariti e mogli che, nelle cause di separazione, fanno altrettanto nei confronti del rispettivo coniuge), l´Istituto superiore di sanità presieduto da Enrico Garaci ha deciso di sottoporre ad un controllo di qualità i laboratori di tutta Italia che effettuano analisi antidroga sui capelli. Finora, hanno aderito solo i laboratori pubblici, quelli privati (ce n´è addirittura uno Internet in Lombardia), si sono rifiutati. Visto l´allarme droga fra giovani confermato anche dai dati diffusi l´altro giorno dal Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell´Interno (500 morti in un anno, raddoppio dei sequestri di cannabis, crescita di quelli di cocaina), il ricorso al drug test è diventato una moda. E un business milionario: ogni laboratorio ha una lista di attesa di cento esami al mese. E ogni test costa dai 150 ai 200 euro.
Ma i risultati della ricerca dell´Osservatorio che Repubblica anticipa sono sconcertanti: il 40 per cento dei centri analisi ha fornito dati fasulli. Non solo sono state trovate tracce di metadone nei capelli del figlio della dottoressa Pichini, ma cocaina e cannabinoidi in campioni nei quali quelle sostanze non erano presenti. E, al contrario, non sono state rilevate tracce di sostanze stupefacenti laddove, invece, c´erano. Ecco i dettagli della ricerca.
«Al controllo di qualità – ha spiegato la dottoressa Pichini – si sono sottoposti volontariamente cinquanta laboratori pubblici di tutta Italia. Di questi, il 62 % opera nel Nord Italia, il 33 % nel Centro e solo il 5 % nel Sud». «Nel corso dello studio – ha aggiunto la ricercatrice dell´Iss – è emerso come 4 laboratori su 10 abbiano fornito dati non corretti. Campioni “bianchi”, nei quali non è presente alcuna sostanza di abuso, sono stati dichiarati positivi dal 33 % dei laboratori». La droga più frequentemente ritrovata quando non presente, secondo la ricerca dell´Iss, è la cocaina.
Ma quei centri analisi hanno fornito anche risultati “falsi negativi” in circa il 10 per cento dei casi. «Se trovare una droga quando non c´è – sottolinea Pichini – è un grave problema, lo stesso può dirsi quando la sostanza è presente e non viene rilevata. Ciò accade soprattutto nei confronti delle anfetamine e dei cannabinoidi, sostanze che, per la natura intrinseca del capello, sono estremamente difficili da identificare». Solamente il 40 per cento dei laboratori sottoposti al controllo di qualità dall´Iss determina le anfetamine nei capelli, mentre solo il 40 per cento individua cannabinoidi. «Tra questi – precisa Pichini – il 10 per cento non è in grado di rilevare queste sostanze quando presenti nei campioni».
E´ ancora giusto, allora, il ricorso di massa a questi esami da parte di madri e padri preoccupati di avere figli tossicomani? Il controllo di qualità dell´Iss darebbe ragione a chi sostiene che non si affronta con il narcotest sui capelli il fenomeno della tossicodipendenza giovanile visto l´alto rischio di prendere un abbaglio. E visto pure l´alto rischio di alterare il delicato rapporto di fiducia fra genitori e figli.

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