Accanimento politico sulla fine della vita
Manifesto 26-03-09
Nessuno stop alla nutrizione e all’idratazione artificiali Il Senato vota il cuore della legge sul testamento biologico
In un’atmosfera da scolaresca indomita in gita, col caos che regna sovrano nella metà destra dell’emiciclo e che arriva a far perdere la pazienza anche al comprensivo presidente Renato Schifani costretto più volte a richiamare l’Aula e perfino a sospendere la seduta, ieri il Senato ha portato a termine il lavoro sull’articolo 3 del testo Calabrò esattamente come il governo si aspettava. Meglio: il ddl sul testamento biologico ne è uscito perfino peggiorato in quello che è – come ha spiegato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi presente in Aula insieme al collega Roberto Calderoli e ai sottosegretari Eugenia Roccella e Carlo Giovanardi – «il cuore del provvedimento e la ragione principale di questa legge». Nessuno stop e nessuna mediazione sul nodo della nutrizione e dell’idratazione artificiali (comma 6), e tolti perfino due riferimenti al divieto di accanimento terapeutico (abrogato il comma 3 e parte del 5) e uno ai trattamenti sanitari «futili» (grazie ad un emendamento di Francesco Rutelli).
Ridotto anche il numero dei medici chiamati a esprimersi sulle condizioni dello stato clinico del paziente ai fini della validità del testamento biologico o Dat (su proposta del Pdl Galan si passa da 5 a 3 specialisti). Non passa nemmeno l’emendamento-ponte proposto da Anna Finocchiaro «frutto – come spiega la capogruppo Pd – di una convergenza tra le diverse anime e posizioni presenti nel nostro gruppo». Che prevedeva «l’eccezionalità dei casi in cui la sospensione di nutrizione e idratazione sia espressamente oggetto della Dat». Insomma, secondo il testo che verrà licenziato molto probabilmente stanotte da Palazzo Madama, d’ora in poi «non sarà più possibile un caso Englaro», come sottolinea con «assoluta soddisfazione» Sacconi che nota come «alla vigilia del congresso Pdl» nel partito «non c’è alcuna contrapposizione tra credenti e non». In breve: «Non possiamo che dirci cristiani». Ha vinto, come dice anche il sottosegretario Mantovano, la linea pro-life che ha chiuso le porte a qualsiasi mediazione. Nessuna discussione, per fare felici Berlusconi e Bagnasco.
Dunque, nessuno dei 57 emendamenti presentati dall’opposizione al comma 6, quello che considera la nutrizione e l’idratazione «forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita», è stato approvato. Con un piccolo psicodramma su due emendamenti proposti dagli ex teodem Bianchi, Baio e Gustavino (i trattamenti potevano essere sospesi in caso di «perdita irreversibile e duratura della funzione di assorbimento e di metabolismo»: in altre parole, quando si è praticamente morti) e inizialmente accettati dal relatore Calabrò che però è stato poi convinto dal presidente della commissione Sanità Tomassini e dalla pro-life Laura Bianconi a cambiare idea. Un punto sul quale il governo si era rimesso al parere dell’assemblea («tanto non cambia niente», era stato il giudizio di Sacconi). E il Pdl deve ringraziare Bianconi anche per aver evitato – di misura, pur spaccandosi – l’approvazione dell’emendamento al comma 7 firmato dal dissenziente Malan che avrebbe esteso la validità delle Dat anche ai soggetti in stato di incoscienza persistente e non solo in stato vegetativo. Cosicché il testamento biologico, va ricordato, sarà secondo questa legge rilevante solo per persone nello stesso stato di Eluana Englaro.
Con l’abrogazione del comma 3, invece, si abolisce la possibilità per il paziente di rifiutare «trattamenti sanitari che abbiano potenziale, ma non evidente carattere di accanimento terapeutico» o anche quelli che «il medico ritenga possano essergli di giovamento». L’emendamento è stato proposto dal Pdl Saccomanno ma anche dai radicali ai quali sembrava «pleonastico rispetto all’articolo 2 che norma il consenso informato», come spiega Donatella Poretti. Cancellato anche, su proposta di Fosson (Udc-Svp) la seconda parte del comma 5 che prevedeva, in assenza di Dat, di garantire «tutte le terapie finalizzate alla tutela della vita e della salute, ad eccezione esclusiva di quelle configurate come accanimento terapeutico». Accolto infine l’emendamento Rutelli che esclude la possibilità di rifiutare «trattamenti sanitari» (non “terapeutici”) «in quanto futili».
Si potrà dire no – nel caso ci si ritrovi malauguratamente in uno stato vegetativo, ma con la sicurezza che la propria volontà non avrà alcun carattere vincolante – solo a trattamenti «sproporzionati, altamente invasivi o altamente invalidanti». Oggi alle 18, in diretta tv, è previsto il voto finale.

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