«Basta arabi, meglio gli indiani»
Secolo XIX 26-03-09
Allarme legalità ad albenga, aspettando l’esercito
Gli agricoltori: «Non è razzismo, i marocchini spesso diventano spacciatori clandestini»
Dal nostro inviato
Albenga. «Meglio gli indiani, sa? Meglio gli indiani. Perché quando finisce la stagione si lasciano accompagnare all’aeroporto e tornano in patria per davvero, salvo essere qui quando servono di nuovo. I marocchini, invece: fanno finta di partire e si danno alla clandestinità».
Campochiesa, frazione di Albenga. Davanti alla serra di Rina Rizzo gli immigrati uccisero due ragazze, tanti anni fa, la prima per una storia di droga e l’altra che non doveva vedere: «C’era tutto il sangue sull’asfalto». Allora il Comune bonificò il bosco dove c’erano decine di baracche abusive, e dentro ogni baracca anche un inquilino, abusivo pure lui. Costo dell’operazione, si pagava ancora in lire, 500 mila a baracca. Quasi 250 euro: «Sparirono tutti».
Oggi sono tornati e il sindaco Antonello Tabbò ha invocato l’intervento dell’esercito, per riportare l’ordine: «Anche i carabinieri sono militari. Decida lo stato l’arma e il corpo, ma noi abbiamo bisogno di legalità. Accoglienza e sicurezza sono due facce della stessa medaglia, anche per tutelare loro: gli immigrati. I quali non possono essere solo portatori di braccia, come qualcuno li intende nella piana di Albenga».
Lavoratori in nero. Quattro, cinque euro l’ora invece dei regolamentari 6 e mezzo, e a volte anche meno. In questi giorni si raccoglie la lavanda. E le piante aromatiche in vaso sono pronte per partire alla volta della Germania, della Francia, dell’Inghilterra. Si annida nelle serre l’insicurezza? Albenga ha 25 mila abitanti, 1600 immigrati residenti secondo l’anagrafe e 2000 lavoratori in regola nei campi. Aldo Alberto, presidente provinciale della Cia (Confederazione italiana agricoltura) sostiene che «i nostri associati sono invitati a comportarsi in un certo modo. Poi qualcuno che fa il furbo ci sarà, ma ognuno si deve assumere la propria responsabilità. E poi: l’edilizia? I lavapiatti?».
Non movimentano 25 milioni di euro, che è il volume d’affari stimato per il comparto agricolo. Alberto: «Ogni azienda tende a crearsi personale specializzato, specie per quanto riguarda le piante in vaso. Non si improvvisa un giardiniere capace».
Rina Rizzo sta insegnando a Jamal, marocchino, che oggi traffica in mezzo alle lantane dai fiorellini gialli e bianchi «molto apprezzati dai tedeschi». Corrado Parodi se ne è fatto prestare due (marocchini, sì: però la ripetono con rispetto, la nazionalità dei lavoratori) perché la sua lavanda in vaso è stata infestata dalal gramigna: «Tutta colpa del vicino. La vedete quell’erbaccia? I semi sono finiti qua. Giorni e giorni di lavoro buttati».
Il disastro l’ha fatto un bianco, nel caso, ma il signor Parodi è severo: «I clandestini spacciano, ecco il problema. E i giudici li rimettono fuori. Una volta sono andato a testimoniare, e alla fine quelli che dovevano dare un sacco di spiegazioni erano i carabinieri. Gli spacciatori, liberi. Capito? Funziona così».
Una piantina di lavanda fanno 60 centesimi, all’ingrosso. Al dettaglio, 3 euro. I Parodi coltivavano prodotti da orto, poi sono passati ai fiori «perché era la fame. Ci mancavano gli spacciatori».
I clandestini oggi occupano le case abbandonate, le baracche nel bosco di Campochiesa non ci sono più. Bastianin Calcagno, 82 anni: «Una volta stavano in quella casa sfitta, davanti a me. Adesso è un pezzo che non li vedo più. Comunque nessun problema: gli ho solo suggerito di essere discreti, capito? Così, anziché forzare la porta, passano dalla finestra».
Gli immigrati di Bastianin sono romeni. Gente da edilizia. Ma a Campochiesa tira l’agricoltura, è tutta una serra o un campo aperto: e in questi giorni sono peschi e mandorli in fiore, rosa, bianco, il viola della lavanda e l’arancio dei tagete. Uno spettacolo. Il paese ha stradine bellissime e di facile indicazione, via alla Chiesa, via dietro la Chiesa, vico agli Orti (proprio in fondo), via per Cisano. Anche la piazza è diventata piazza della Chiesa dopo essere stata intitolata al tenente Secondo Durante, «morto alle fornaci di Gorizia il 7 gennaio 1917».
Il sindaco Tabbò dice che «questi ci stanno benissimo, ben vengano, ne abbiamo bisogno. Degli altri no. Della violenza no. Della paura no. Insomma: una volta qui c’erano le caserme Piave e Turinetto, le ragazze sono cresciute a fischi dei militari. Che male c’è? Io mi sento protetto se vedo una divisa. E sono tranquillo se gli immigrati sono trattati come esseri umani, e non come schiavi».
Paolo Crecchi

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