Sanità penitenziaria: solo il 10% del personale ha un contratto ”vero”
Redattore sociale 24/03/09
Assunti a tempo indeterminato solo 500 operatori su 5 mila in tutta Italia. Cgil Lombardia: ”Gli altri sono precari a tutti gli effetti. Serve un segnale di cambiamento”
MILANO – Solo il 10% degli operatori coinvolti nell’assistenza sanitaria in carcere (medici, infermieri e psicologi) ha un contratto a tempo indeterminato: solo 500 operatori su 5 mila in tutta Italia. “Gli altri sono precari a tutti gli effetti -spiega Alberto Villa, segretario per la Funzione pubblica della Cgil Lombardia-. Serve un segnale di cambiamento, i rapporti di lavoro devono essere strutturati per avere una migliore qualità delle prestazioni”. Una situazione che le Regioni hanno ereditato dal ministero della Giustizia a seguito del trasferimento delle competenze relative all’assistenza sanitaria nelle carceri al Servizio sanitario nazionale. “Il ministero -spiega Alberto Villa- ha fatto delle scelte di non investimento, mantenendo queste tipologie di lavoro attraverso incarichi e consulenze. Chiederemo alla Regione Lombardia di affrontare il problema, per una politica occupazionale adeguata”.
Il problema del precariato sarà uno dei temi al centro del convegno organizzato dalla Funzione pubblica della Cgil Lombardia “Salute e diritti negli istituti di pena in Lombardia” durante il quale verrà presentata la “Carta dei diritti” della FP Cgil sulle tematiche della sanità nei penitenziari. “Vogliamo mettere al centro del dibattito temi quali la sicurezza sul luogo di lavoro, ma anche garantire il diritto costituzionale alla salute per le persone che si trovano in carcere”, aggiunge Alberto Villa. Il convegno si svolgerà domani, mercoledì 25 marzo (ore 9-13) presso la sala Auditorium del Consiglio regionale della Lombardia (via Fabio FIlzi, 29). (is)

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