Allarme Piovra, pagano le prostitute

Repubblica 25-03-09

Le lucciole convocate dalla polizia dopo la sortita del sindaco Vincenzi
“Da un paio di giorni sono sempre qui a controllare Cosa nostra? Mai vista”

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SEDUTA sui gradini all´ingresso della sua alcova della Maddalena, la bella Rocìo butta indietro i lunghi capelli rossi e increspa le labbra fucsia in una piccola smorfia di disappunto. Le hanno appena notificato un invito a comparire in questura, e la ragazza non l´ha presa bene. «Che rottura di palle. Sei solo una bagascia, mi diranno. Capirài, che novità! Mostrerò la carta d´identità spagnola, il certificato di matrimonio col mio vecchietto di Barcellona. I poliziotti urleranno che è tutta una bugia. Magari mi denunceranno». Fa ancora un mossetta nervosa, alzando le spalle. «Chi se ne importa. Non ho mai fatto niente di male. Parlerò con l´avvocato, ricorreremo come le altre volte. Tanto, ho ragione io». E allora, Rocìo? «Allora ce l´ho con chi ce li ha mandati, i poliziotti. Hanno notificato l´invito ad altre cinque come me. Da un paio di giorni sono sempre qui a controllare, a chiedere documenti, a spaventare i clienti». Perché l´attenzione sembra essersi concentrata sui caruggi a ridosso di Tursi, dopo che proprio da Tursi qualcuno ha lanciato l´allarme: la mafia si sta divorando interi quartieri genovesi. La Maddalena, in particolare. Dicono che la Piovra fagociti un basso dietro l´altro, che investa ? anche – nel business della prostituzione, impedendo a questa parte della città di decollare. «La mafia? Ma qualcuno di voi sa davvero cos´è la mafia? Io i mafiosi li ho visti solo in televisione. Qui ci vivo e ci lavoro da cinque anni. Pago mille euro e qualcosa per una stanzetta con bagno. Però questo è il mercato, ragazzi. Guadagno abbastanza da mantenere tutta la mia famiglia, in Colombia». Il padrone dell´alcova chi è? «Uno che non vuole rogne. Uno che è meglio non fare arrabbiare, perché sa essere duro e ti fa proprio paura. Ma uno che se ti comporti bene, ti lascia anche il tempo di pagare con calma. Un pregiudicato, calabrese: e allora?». Rocìo sorride maliziosa. «Secondo me, i mafiosi sono diversi». Il proprietario di casa ? e di almeno una decina di altri bassi della zona ? potete trovarlo quasi tutte le mattina che gioca alle macchinette di un bar dei Quattro Canti. Settant´anni e passa, una bomboletta ad ossigeno con sé, modi bruschi e poche parole, il presunto mafioso quelle case le possiede da quasi vent´anni. «Appunto. Credete che la polizia non lo abbia controllato? Nessuno ha mai trovato nulla». Questa è la vita, questa è la Genova dei vicoli, ripete la ragazza colombiana. Spiega che le quattro arabe che si prostituiscono all´angolo di vico Angeli, usano stanze che sono state comprate dai loro connazionali. Giura che c´è una nigeriana, sposata con un italiano, che di appartamenti ne ha comprati addirittura tre. E ci mette dentro delle giovani africane, che passeggiano tra vico del Duca e vico Salvaghi. Racconta di un altro calabrese che possiede diverse alcove in vico dietro il Coro della Maddalena. E di un genovese sui cinquant´anni, alto, magro e bene educato, che le ha raccontato di aver riscattato alle aste del tribunale parecchi spazi in vico della Rosa, della Luna e del Pepe, persino più in là, fino in vico Croce Bianca. Quelle case poteva prendersele il Comune, invece gliele ha lasciate. Lui ha cominciato qualche anno fa investendo venti milioni di lire, spendendo un po´ per renderle abitabili e rifacendosi con gli affitti. Con i guadagni si è comprato una casa a Marassi, ci vive con la sua compagna, un´africana. «Quello mafioso non lo è proprio, credetemi. Non mi risulta che i commercianti stranieri arrivati da poco ? lo vedi il kebab? e le cabine per telefonare? ? paghino un pizzo. Insomma, io la mafia qui non l´ho mai vista. E la vita credo di conoscerla abbastanza, giuro».

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