«Così si paga il pizzo in via della Maddalena»
Secolo XIX 25/03/2009
Il caso «mafia»
Nessuna denuncia alle forze dell’ordine. Scidone: «Ma sulla zona abbiamo ricevuto segnalazioni da commercianti e residenti»«ALLA MADDALENA paghiamo tutti il pizzo, è una cosa che sa chiunque, qui. È così da sempre». A parlare è un commerciante del quartiere, che chiede di restare anonimo. «La veritàè che abbiamo paura. Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni e quindi siamo rassegnati». Si discute ancora di criminalità organizzata a Genova, dopo l’intervento del sindaco Marta Vincenzi alla manifestazione di Libera, sabato a Napoli. Nei giorni successivi, la polemica era andata avanti dopo che Prefettura e Questura avevano risposto che l’intervento del sindaco non aveva riscontri. «Il problema è che quando vedi che le tue segnalazioni finiscono nel nulla, ci rinunci e ti adegui – continua il commerciante – In più, anche in caso di condanne, molte di queste persone sono uscite dal carcere. Messe agli arresti domiciliari, sono venuti a scontare la pena dove abitavano: ossia nella zona che controllavano».
«Sulla zona della Maddalena abbiamo ricevuto segnalazioni da commercianti e residenti, che ci hanno riferito di episodi legati al pizzo – conferma Francesco Scidone, assessore alla Città Sicura – Questo non significa che queste si siano trasformate in denunce. Si tratta di reati sotterranei, è sempre difficile vincere la paura di ritorsioni. È per questo che alle forze dell’ordine non risultano queste situazioni». Sulle parole del sindaco, Scidone specifica: «Non ha mai parlato di “mafia”, termine usato dalla stampa, ma di “criminalità organizzata”, un concetto diverso. Stanno per arrivare ingenti fondi nel centro storico e a Sampierdarena: il rischio è che finiscano nelle mani sbagliate».
Se il Comune abbia a sua volta reso note queste segnalazioni alle forze dell’ordine o alla magistratura, Scidone non risponde: «Su questo posso solo dire che abbiamo fatto quanto era nel nostro dovere di amministrazione civica. Non siamo noi a doverci occupare delle indagini – conclude – Da parte nostra abbiamo introdotto l’esenzione delle tasse locali per chi denuncia questi reati e abbiamo fornito alla Dia i dati sulle imprese che hanno risposto ai bandi nel centro storico». Non è abbastanza, secondo Christian Abbondanza, della Casa della Legalità, tra gli organizzatori della manifestazione contro le mafie che il 4 aprile sfilerà nel centro storico. «La trasmissione dei nomi delle imprese avviene solo sugli appalti, non su finanziamenti e contributi per bandi comunali – dice Abbondanza – E la sede della Dia è in un appartamento in affitto ad Albaro: un costo assurdo. Tursi potrebbe offrire loro uno spazio, così si libererebbero importanti risorse per le indagini». Dalla Dia commentano: «Quello della sede è un problema annoso, che stiamo cercando di risolvere».
Marco Grasso

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