Università, la Gelmini promette più soldi

Secolo XIX 24/03/2009

La crisi degli atenei.
Il Pd avverte: «Con i tagli previsti, nel 2010 sarà lo sfascio». Ma il ministro offre «risorse in cambio di riforme»

Roma. Nessuna trattativa sulle riforme per l’università potrà iniziare se prima il governo non provvederà ad annullare i «pesantissimi» tagli sul fondo di finanziamento ordinario degli atenei che scatteranno il primo gennaio 2010. È il messaggio che il Pd lancia all’esecutivo alla vigilia di un seminario in cui il ministro Gelmini affronterà con i rettori e con tutti i principali protagonisti del settore proprio i temi delle riforme. Appuntamento al quale sono stati invitati anche esponenti dell’opposizione che però subordinano la loro presenza proprio al ritiro dei tagli. «Se l’esecutivo persisterà nella sua politica ucciderà i nostri atenei» hanno avvertito il segretario, Dario Franceschini, e il responsabile Educazione, del Pd, Giuseppe Fioroni sottolineando come sia «difficile dialogare con chi fa troppe generalizzazioni e troppe strumentalizzazioni».
Nessuna preclusione del Pd al cambiamento purchè il governo faccia dietro front sui tagli. A questa condizione «irrinunciabile e pregiudiziale» il Pd intende favorire il processo di riforma del sistema universitario «con l’obiettivo di aumentarne l’efficienza e superarne gli elementi critici». A questo scopo ha presentato un pacchetto di proposte. Sul fronte delle risorse le indicazioni sono chiare: darle con una programmazione pluriennale indicando obiettivi chiari; rendere liberi i bilanci delle università; le risorse devono coprire almeno il 90% delle spese stipendiali e le assunzioni possono farle soltanto gli atenei che spendono meno del 90%; togliere il blocco del turn over; destinare almeno il 10% dei fondi del sistema universitario a incentivi premiali; realizzare accordi di programma che monitorino il «rientro» degli atenei indebitati; prevedere sgravi per le aziende che investono in maniera sistematica sull’università.
Il ministro Mariastella Gelmini ha risposto così alle sollecitazioni: «Il governo auspica un confronto con l’opposizione sul riordino del sistema universitario italiano. In un contesto di crisi economica internazionale è indispensabile spendere al meglio tutte le risorse disponibili. Non possiamo continuare ad alimentare spese non necessarie, così come è accaduto in questi anni, con la moltiplicazione di corsi inutili e di sedi distaccate. Non siamo e non saremo insensibili alle richieste del mondo accademico sulle risorse economiche necessarie per rilanciare il sistema universitario, ma è chiaro – ha concluso il ministro – che uno sforzo del governo in questo senso deve essere accompagnato da una profonda riforma dell’università. In sintesi, risorse in cambio di riforme».

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