Rivelazioni e magliette shock I dubbi di Israele sull’etica dei soldati

23.3.09 – l’Unità, di Umberto De Giovannangeli

Dopo le testimonianze, le t-shirt della vergogna. Quelle indossate da soldati israeliani. Con immagini di bambini trucidati, madri in lacrime sulla tomba dei loro figli, foto di ragazzini con una pistola puntata alla testa…

Testimonianze drammatiche. T-shirt agghiaccianti. Non si spegne la polemica in Israele sui sospetti di violenze gratuite su civili da parte di militari impegnati nell’operazione Piombo Fuso contro Hamas, nella Striscia di Gaza. Sospetti riportati con evidenza dai media sulla base di racconti fatti da reduci durante i corsi del «Seminario militare Rabin», istituzione vicina al movimento dei kibbutz. L’esercito ha fatto filtrare ieri i primi esiti di «accertamenti interni» secondo cui una parte dei racconti più sconvolgenti non sarebbe attendibile. Ma il giornale Haaretz, sulle cui colonne sono comparse le prime rivelazioni, rilancia denunciando la scoperta di elementi stando ai quali – asserisce – almeno un’unità si sarebbe ritenuta autorizzata a far fuoco finanche sui soccorritori della Croce Rossa o della Mezzaluna Rossa nei 22 giorni di guerra di Piombo Fuso ( oltre 1.400 morti secondo stime palestinesi).

arruolati, gira il mondo, incontra tanta gente interessante e uccidila!

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IL DEGRADO
Per Gideon Levy, firma di punta di Haaretz il quadro generale rivela l’immagine di giovani soldati che a casa «hanno una morale», ma a Gaza «cambiano codice di comportamento» essendo ormai «addestrati a pensare che la vita e i beni dei Palestinesi non abbiano alcun valore». L’immagine di un esercito che a suo dire «ha cessato da lungo tempo d’essere il più morale al mondo» E dal quale non c’è da attendersi «alcuna seria investigazione».
Bambini palestinesi trucidati, madri in lacrime sulla tomba dei loro figli, foto di ragazzini con una pistola puntata alla testa, moschee bombardate.
SCRITTE MACABRE
Sono queste le macabre immagini che soldati israeliani chiedono di stampare sulle magliette, accompagnate da slogan che fanno rabbrividire. «On shot, two kills» (un colpo. due morti) è l’inquietante frase stampata sulla t-shirt di un militare in borghese, ripreso di spalle da Haaretz. Sopra la scritta, la foto di una donna palestinese incinta, centrata in un mirino. Gli uffici di «Adiv», il negozio di magliette nella zona sud di Tel Aviv, stanno ricevendo un numero crescente di richieste da parte di militari israeliani. Una maglietta appena uscita dalla stampante è stata prenotata da un cecchino di Tsahal. Sotto la foto del corpo di un bambino palestinese, con accanto la madre in lacrime, campeggia la scritta «Better use Durex» (meglio usare il profilattico»). «Scommetti che sarai violentata?», è la domanda stampata sulla maglia di un altro soldato, accanto all’immagine di una ragazza piena di lividi. Diverse magliette portano la scritta «conforming the kill» (verifica di avere ucciso), con l’invito a sparare un colpo di pistola alla testa alle proprie vittime. Su altre t-shirt, le immagini di moschee bombardate. Poi, cadaveri e devastazioni.
In attesa di formalizzare «l’inchiesta approfondita» promessa venerdì, lo Stato maggiore ha lasciato trapelare sul quotidiano Maariv anticipazioni che provano a ridimensionare l’accaduto, sostenendo che alcuni dei fatti più gravi denunciati (come l’uccisione a sangue freddo di un’anziana donna) non risultano mai avvenuti. E sarebbero solo «voci» di seconda mano. Ma Haaretz non si ferma. E ieri ha denunciato, attraverso un reporter inviato a Gaza, il ritrovamento in una casa occupata a suo tempo da militari israeliani di un inquietante biglietto in ebraico in cui si legge: «Regole di ingaggio: fuoco anche sui soccorritori. Non su donne e bambini».
Riflette Amy Ayalon, già capo di Shin Bet (il servizio segreto interno d’Israele): «Un tempo Tsahal era fondato su etica e sacrificio, mentre oggi, dopo l’offensiva contro Gaza, si basa solo sulla forza». Una forza senza regole né pietà.

T-shirt con bambini morti e donne violentate

Un negozio di Tel Aviv sta facendo affari producendo magliette con foto di bambini palestinesi trucidati o moschee bombardate. Con scritte non meno scioccanti. Tipo: «Scommetti che sarai violentata?»; «Verifica di aver ucciso», con l’invito a sparare un colpo di pistola alla testa alle proprie vittime. E ancora: «Un colpo, due morti», con la foto di una donna palestinese incinta, centrata in un mirino

I «refusnik»

Hanno combattuto in prima linea. A Gaza. In Cisgiordania. Poi hanno detto basta. Basta a essere «strumento» di oppressione. Sono i «refusnik»: soldati e graduati, riservisti, di Tsahal che hanno deciso di unire la loro protesta individuale trasformandola in un «signor no» collettivo. Per essersi rifiutati di prestare servizio militare nei Territori, diversi riservisti hanno conosciuto il carcere. Ma la loro protesta non si è arrestata. Il loro movimento è divenuto parte integrande del movimento pacifista israeliano. Coscienza critica di Tsahal.

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