Quei maldestri tentativi di riscrivere la storia

24.3.09 – Repubblica, risponde Corrado Augias

Gentile dottor Augias, giorni fa mi sono recato con i miei studenti ad un convegno presso il milanese Liceo scientifico Vittorio Veneto. Tema: “La nascita della Repubblica”. Numerosi i relatori: il preside del liceo Michele D’Elia, il prof. Massimo De Leonardis dell’Università Cattolica, il giornalista e scrittore Romano Bracalini, altri. Da numerosi interventi è risultato che dopo il 25 luglio, passando per l’8 settembre, la monarchia aveva salvato l’unità del paese, che il regio esercito ricostituito attraversò l’Italia salvando l’onore patrio, che la monarchia non era responsabile delle colpe del fascismo, ecc. Alcuni esperti hanno poi trattato il tema dei brogli e la falsa vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno, quando il senso di responsabilità di Umberto II evitò la guerra civile. Solo un giornalista ha fatto una timida difesa della Repubblica. Alcuni miei studenti, sconcertati, mi hanno chiesto come sia possibile difendere, oggi, tali tesi da loro definite addirittura “negazioniste”. A me resta l’amarezza di constatare che in un periodo in cui chi guida il paese definisce “sovietica” la Costituzione, si tenti di delegittimare le istituzioni all’interno di un’istituzione della Repubblica.
Prof. Giovanni Ribaldone

Il giudizio sulla monarchia e su Vittorio Emanuele III è quasi unanime. Le opinioni espresse nel convegno milanese sono marginali, ispirate da fonti lacunose o di parte. Il re negli anni terribili dal 1919 al 1922 non difese lo Stato contro le aggressioni fasciste. Non lo difese nell’ottobre del 1922 quando Mussolini organizzò la Marcia su Roma. Rimase soggetto per vent’anni al Duce contento di potersi fregiare del titolo di “imperatore” dopo le conquiste africane. Non difese i suoi sudditi ebrei nel 1938 promulgando le infami leggi razziali. Vero che dopo il 25 luglio fece arrestare Mussolini. I giochi però erano ormai fatti ed erano stati gli stessi gerarchi a mettere il Duce in minoranza, la sua vita politica finì nel momento in cui il famoso Ordine del Giorno Grandi venne votato dal Gran Consiglio. L’8 settembre il re, la corte, alcuni alti ufficiali fuggirono vergognosamente mettendosi in salvo a Brindisi lasciando i romani preda della vendetta nazista. Per un comportamento regale molto diverso si veda quanto fece la regina inglese nei mesi tremendi dei martellanti bombardamenti tedeschi su Londra. I brogli in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno sono una vecchia leggenda che si credeva ormai spenta. Vero invece che Umberto, il re di maggio, si comportò con correttezza. Appresa la vittoria della Repubblica signorilmente si eclissò. Uno dei pochi Savoia, del passato e del futuro, a sapere come agisce un sovrano nel momento in cui la sua funzione appare superata dalla Storia. Quella vera.

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