LA MAFIA SI COMBATTE CON IL RILANCIO DELL´ECONOMIA

I dati di bilancio della Mafia Spa sono assai difficili da leggere, forse ancora più di quelli della grandi banche d´affari statunitensi prima della tempesta finanziaria.

La fonte più autorevole da citare è quella del ministro dell´Interno, Roberto Maroni, che, poco più di una settimana fa, ha quantificato in 100 miliardi di euro il giro d´affari “delle organizzazioni criminali sul territorio italiano”. Per raggiungere il primo posto nella classifica delle società italiane, la Mafia ha bisogno di essere presente, con vari gradi d´intensità, su tutto il territorio. Così, quando il sindaco Marta Vincenzi dice che “la mafia è anche a Genova” fa un´affermazione difficilmente, almeno in un dibattito teorico, contestabile. E´ altamente probabile che, per mantenere il fatturato, la più grande industria italiana non si lasci sfuggire alcuna parte del territorio, da Milano a Enna. Certo, c´è da capire anche per poterla combattere, quale ramo d´azienda abbia insediato tra Nervi e Pegli: picciotti con la coppola a fare rapine in giro non se ne vedono; i negozianti hanno da pagare Iva, Tarsu, Irpef e difficilmente possono trovare fondi per il racket (meglio chiudere bottega); grandi opere sulle quali mettere le mani con cartelli d´imprese amiche non se ne fanno; un mercato del lavoro “parallelo” difficilmente sembra poter esistere in mancanza di un mercato del lavoro vero. Ma il rischio che fenomeni mafiosi possano insistere sul territorio c´è ed è reale. Quello che non convince è la soluzione ventilata: il fenomeno mafioso, almeno al Nord dove non è culturalmente radicato, non si combatte con la polizia, ma rilanciando l´economia e offrendo soluzioni reali a imprese e famiglie. Decisioni rapide e trasparenti sulla gronda e sul porto, sulla rete del commercio e sul mercato del lavoro valgono molto di più, almeno qui, di un posto di blocco.
l. giarepubblica. it

I commenti sono chiusi.