Gordon Brown, contro i paradisi fiscali trasparenza e monitoraggio -

23/03/2009 – Valori

Con l’approssimarsi del G20 si fanno più forti le voci sulle scelte da compiere in campo economico: Gordon Brown propone un monitoraggio internazionale e uno scambio di informazioni sui paradisi fiscali.

Con l’approssimarsi del G20 (il 2 aprile a Londra) si fanno più forti le voci sulle scelte da compiere in campo economico: è di questi giorni, riportata dal Guardian, la proposta di Gordon Brown di un monitoraggio internazionale e di uno scambio di informazioni sui paradisi fiscali. I recenti annunci, di Svizzera e Liechtenstein tra gli altri, di accordi di scambio bilaterale con alcuni Paesi specifici, non bastano al premier britannico. Brown ha anche annunciato la sua volontà di sviluppare l’idea dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) di «rendere il segreto fiscale una cosa del passato», ed ha chiesto al’istituto di Parigi un progetto dettagliato di riforme per evitare la fuga dei capitali e migliorare la trasparenza dei bilanci.
Il successo di tali strategie dipenderà in larga misura dalle richieste che verranno fatte ai paradisi fiscali: riforme troppo affrettate e pressione troppo alta rischiano di compromettere il consenso internazionale. Secondo fonti governative, Downing Street è stata “presa d’assedio” dai paradisi fiscali, che hanno reagito alle proposte di rafforzamento della legislazione internazionale, sentendosi presi di mira.
Intanto resta aperto il nodo della strategia da adottare, se un piano di stimoli fiscali (come propongono gli USA per rilanciare l’economia ed evitare fughe di capitali verso i “fiscal havens”) o una maggiore regolamentazione globale (posizione europea): Brown a questo proposito rilancia il ruolo del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale come “arbitri” globali della cooperazione. Più pessimismo trapela da Brendan Barber, segretario generale di Trade Union Congress, il maggiore sindacato inglese, secondo il quale questo contrasto interno al G20 rischia di compromettere l’efficacia del summit della settimana prossima: «Non bastano gli stimoli fiscali da soli, né nuove regole. Abbiamo bisogno di entrambi». Staremo a vedere, la posta in gioco resta molto alta.

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