«Bloccate gli sfratti». In 150 mila rischiano di perdere l’abitazione
Manifesto 24-03-09
DIRITTI I dati del Sunia, che chiede lo stop generalizzato: «In questi anni non c’è stata nessuna politica di contenimento dei prezzi».
Per affrontare l’emergenza caro affitti s’invoca il «blocco generalizzato di tutti gli sfratti». Misura adottata dal governo Prodi e repentinamente tolta lo scorso anno da questo esecutivo che non sembra intenzionato ad affrontare il problema.
Perderanno l’abitazione 150 mila persone nei prossimi due anni sia per morosità che per fine locazione, denuncia il Sunia evidenziando come da anni sia assente una politica di calmierazione dei prezzi, con più di 600 mila famiglie, ad oggi, escluse dal mercato immobiliare che attendono in graduatorie l’assegnazione di un alloggio popolare. «Nell’ultimo decennio c’è stata un’attesa di rendimento fuori da ogni logica – spiega il segretario del sindacato Luigi Pallotta – così oggi una parte della popolazione è stata estromessa per motivi economici». Non a caso l’80 degli sgomberi (12mila gli eseguiti e 65 mila quelli richiesti nel primo semestre 2008) avviene per morosità. E tra le famiglie messe in mezzo alla strada quasi la metà ha subito in precedenza «traumi lavorativi su almeno un reddito»: licenziamento o cassaintegrazione.
Eppure il premier Silvio Berlusconi ha sottratto nell’ultima Finanziaria ben 40 milioni d’euro al Fondo di sostegno all’affitto, non investendo un euro sulla costruzione di nuova edilizia pubblica, ormai in ginocchio (nel Paese si costruiscono in media solo 1500 case popolari l’anno). Persino quei 550 milioni stanziati dal piano Ferrero, ai tempi del governo Prodi, per il recupero di 20 mila case popolari abbandonate e «murate» in modo da non farle occupare (2500 solo a Milano) hanno preso un’altra direzione per il volere del Cavaliere. Solo dopo forte pressioni delle Regioni, si è convinto a farne “ritornare” 200. Per il resto solo soldi ai costruttori e ai palazzinari a cui viene delegata, col progetto del social-housing, l’emergenza abitativa.
Per chi ha un mutuo, soprattutto col tasso variabile, le cose non vanno meglio: sono 40-50 mila le famiglie in stato d’insofferenza, ovvero che pagano la rata in ritardo e facendo mille peripezie. «Bisogna creare un fondo comunale per il reperimento di alloggi di edilizia pubblica in cui far confluire da subito le entrate dell’aumento dell’Ici», sostiene il movimento capitolino Action che insieme ad altre sigle di lotta per la casa (il Coordinamento e i Blocchi precari metropolitani) sarà presto in Prefettura per chiedere il blocco immediato degli sfratti. Per due anni.
A Roma infatti si respira una delle situazioni più buie: nel 2007 le esecuzioni di sgombero sono state 3.341 per morosità, circa il 70 % del totale. L’Unione Inquilini trova inutile però la strada dell’incontro col prefetto. «Non è uno strumento efficace – spiega Massimo Pasquini, responsabile romano dell’organizzazione – Il governo non ascolterà mai nessuna richiesta». E allora che fare? «Bisogna lavorare sulla Regione». La sentenza 166 del 2008 infatti riconosce «solo» ai governatori il potere di «graduare gli sfratti» depotenziando quelli del governo. Una linea perseguibile coi presidenti «rossi» del Paese.
Intanto Action e gli altri movimenti lanciano una campagna dal basso, «fatta di picchetti», per fermare gli sfratti in giro per Roma. Domani i primi due. Anche perché «il sindaco Alemanno, dopo avere promesso in campagna elettorale, la realizzazione di 30 mila case popolari, dopo un anno di amministrazione, non ha fatto nulla».

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