MAFIA Tre «uomini d’onore» alla conquista della città – Il «signor Alfredo» a Milano3 Cosa Nostra rinasce a nord
22/03 – Il Manifesto, di Davide Milosa
MILANO – Alla reception del Resort Club Hotel di Milano3 lo conoscono come il signor Alfredo. Gentile, sempre elegante. Silenzioso soprattutto, come i viottoli della cittadella ideata da Silvio Berlusconi. Il comune è quello di Basiglio, uno dei più ricchi d’Italia. Qui tranquillità e discrezione sono garantiti. Qualità apprezzate da vip Mediaset come Gerry Scotti e da manager di successo come il presidente della banca Mediolanum, Ennio Doris, che ha scelto di progettarvi il suo quartier generale: centro direzionale e casette per i dipendenti. C’è pure il laghetto dei cigni tanto caro all’iconografia del presidente del Consiglio. Fa nulla poi se l’acqua sia verdastra e i pochi pennuti ormai ingrigiti. Quello che conta è passare inosservati, inghiottiti da un paesaggio plastificato. L’ideale per il signor Alfredo. Lui esce presto alla mattina. Mai creato problemi, dicono all’hotel. I conti? Saldati sempre. Eppure che lavoro faccia, nessuno saprebbe dire. Che sia nato nel ’36 a Palermo è invece scritto sul suo documento. Dati che stanno ben evidenziati anche nel casellario della squadra Mobile di Milano perché il signor Alfredo è Alfredo Bono, uno dei grandi padrini di Cosa nostra, legato alla famiglia di Bolognetta e coinvolto nel maxiprocesso di Palermo. Un vero boss che oggi guida il rinascimento della mafia siciliana all’ombra della Madonnina. Il tutto mentre il sindaco Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi tentano di far naufragare la commissione antimafia votata dal Consiglio comunale.
La fioritura degli uomini d’onore nel capoluogo lombardo è legata all’attuale situazione palermitana. «Con l’annullamento dell’ala corleonese e gli arresti dei Lo Piccolo – racconta il capo della squadra Mobile di Milano, Francesco Messina – il potere è tornato nelle mani di chi negli anni ’80 perse la guerra contro Salvatore Riina». Il fronte è lo stesso dei Bontade e degli Inzerrillo sterminati da Toto ‘u curtu. Un fronte che trova a Milano collegamenti perfetti per riattivare il traffico di droga e riciclare il denaro attraverso attività legali, come la costruzione di alcuni grandi parcheggi del centro. In città ci sono poi interpreti di peso come Bono, ma anche come Guglielmo Fidanzati e Ugo Martello, detto il professore. Tre uomini. Tre padrini. In testa un unico progetto: conquistare Milano. Ma c’è di più: la ripresa dei contatti con i clan americani. E qui torna in gioco il signor Alfredo, che assieme al fratello Giuseppe condivide il soprannome di «ambasciatore di Cosa nostra». Per anni ha volato tra Milano e New York tessendo gli affari con le famiglie Lucchese, Bonanno e Gambino, le stesse che agli inizi degli anni ’80 parteciparono in massa al ricevimento per il matrimonio di Giuseppe Bono all’hotel Pierre di New York. L’albergo dove soggiornò Michele Sindona.
Nel 2009 Alfredo Bono, detto anche il “lungo”, giostra i suoi affari dal suo buen ritiro di Milano3. Attualmente risulta indagato per gioco d’azzardo e riciclaggio. Perché le bische sono l’altra sua grande passione. Perdere per lui non è un problema. Capitò negli anni ’70 quando lasciò sul tavolo verde centinaia di milioni in una sola notte giocando contro Angiolino Epaminonda. Oggi, invece, si diletta in truffe milionarie ai casinò. «Bono – scrivono gli investigatori – costituisce il vertice della struttura criminale e tutti gli associati si rapportano a lui con rispetto, lo stesso che si riserva a un personaggio autorevole». Tanto importante «da venirgli riconosciuta una percentuale sulle vincite nelle case da gioco».
Quando, poi, Bono decide di aprire una propria bisca in via Foppa si rivolge a Guglielmo Fidanzati, pure lui indagato. Guglielmo è figlio di don Tanino, il re del narcotraffico, famoso per il suo canino d’acciaio, latitante e considerato tra i reggenti del nuovo direttivo palermitano. E se il padre è scomparso, il figlio accoglie le ambasciate seduto alla cassa di un noto ristorante di Brera, frequentato da gente dello spettacolo. Nel quartiere degli artisti Fidanzati ha eletto il suo quartier generale. E tanto per non farsi mancare nulla ha aperto una gioielleria alla moglie. In realtà, più che il cibo e i gioielli, a lui interessa il traffico di droga.
E così si torna in Sicilia, in contrada Giardinello, dove il 5 novembre 2007 fu arrestato Salvatore Lo Piccolo. Qui la polizia trovò centinaia di pizzini. Uno solo, però, portava a Milano. All’Ufficio catalogazione della procura di Palermo è nominato M4. Quattro parole: «Guglielmo Milano per coca». Sintetico, ma decisamente interessante. Non ci sono dubbi. Quel Guglielmo è Fidanzati, il cui curriculum criminale viene così riassunto dai pm di Palermo: «Pluripregiudicato per traffico di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere di stampo mafioso e altro». A questo punto, il pizzino di Fidanzati apre uno scenario inedito. E così partendo da Alfredo Bono si arriva a disegnare un grande risiko della presenza mafiosa a Milano. Quella cocaina, infatti, era stata commissionata dai Lo Piccolo a Luigi Bonanno, contatto milanese del clan. Lo stesso che da una tabaccheria di Cesano Boscone fino al febbraio 2008 ha gestito il traffico di droga. Qui è stato fotografato anche un altro siciliano di peso: Salvatore Cangelosi, zio di Fidanzati, noto imprenditore nel campo dell’edilizia e personaggio di raccordo con altre famiglie come gli Scaglione, recentemente coinvolti nella rapina alla gioielleria Damiani e la cui base operativa è in corso Buenos Aires.
Dal resort di Milano 3 alla fine si arriva in via Nino Bixio davanti a un bel palazzo ricoperto di edera. Qui abita il terzo grande padrino di Cosa nostra. Perché Ugo Martello, già indagato nell’inchista Metallica della Dia «è ritenuto – scrivono gli investigatori – uno dei più autorevoli esponenti della mafia siciliana presente a Milano». Legato alla famiglia di Bolognetta di lui parla il pentito Angelo Chianello. «Luigi Bonanno e Ugo Martello si stavano interessando dell’ingresso in Italia di 300 kg di cocaina, perché Martello ha tanti contatti in Sudamerica». E grandi amicizie milanesi. Negli anni Ottanta in via Larga 13 gestì la Citam srl nei cui uffici si svolsero diversi summiti di mafia. I protagonisti? «Tommaso Buscetta, Alfredo e Giuseppe Bono, i fratelli Fidanzati». Vecchie amicizie e nuovi affari. In attesa che torni libero Gerlando Alberti, colui che avrebbe ricevuto il mandato di ridare vita alla Cupola. Lui, lo zu Paccarè, che a Milano arrivò nel 1961. Grande frequentatore dei night club di piazza Diaz girava con il Rolex d’oro sopra il polsino «perché – diceva – così lo porta Agnelli».

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