Sicurezza, Berlusconi apre ai “ribelli” Fini apprezza, la Lega difende il testo

La stampa 20/03/09

Il premier: sui medici-spia si cambi
«Il Carroccio non può volere tutto».
Bossi: Silvio amico, pressioni dal Pdl
ROMA
Una lettera nata da «un equivoco» ma dallo spirito condivisibile. Da Bruxelles, impegnato tra il vertice del Ppe e il Consiglio europeo, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi offre sponda all’iniziativa dei 101, guidati da Alessandra Mussolini, che chiedevano di non blindare con la fiducia il ddl sulla sicurezza e soprattutto di modificare la norma sui “medici-spia”.

Parole che vengono apprezzate dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, ma che aprono un fronte con la Lega che la norma aveva difeso strenuamente. D’altra parte al Carroccio il presidente del Consiglio manda un messaggio molto chiaro: «Non possono volere tutto». Proprio nel giorno in cui la lettera dei 101 viene trasformata da dieci deputati in un emendamento, il premier spiega che da parte sua non c’è «nessuna obiezione» a modificare la legge. Ma soprattutto sottolinea che quell’appello, pur nato da un equivoco – perché «non è vero che i medici hanno l’obbligo di denunciare», è stato solo «tolto il divieto» – è stato animato da «buona fede» e «rappresenta un sentimento che condivido».

Una «buona fede» che per Berlusconi “smonta” anche l’ipotesi che a monte dell’iniziativa ci sia la mano di Gianfranco Fini, che pubblicamente aveva mostrato tutte le sue perplessità sulla norma. La Lega resta tuttavia convinta che dietro la lettera ci siano manovre legate all’imminente congresso del Pdl. In mattinata il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, prima si affretta a dire che non si è mai «neanche pensato di porre la fiducia», poi però aggiunge: «Ogni volta che si avvicina un congresso, e quello in arrivo per il Pdl è un appuntamento di fondamentale importanza, ci sono fermenti. Non vorrei che ci fosse dietro qualcosa del genere». La parola definitiva per la Lega la mette come sempre Umberto Bossi, convinto che le stoccate del Cavaliere siano frutto di «pressioni del suo partito». La norma sui medici-spia? «Ci ragionerà su Maroni, non è scemo. Se ne occupa lui» dice il ministro delle Riforme. E per chiarire che non si tratta di un’apertura tout court, a chi gli chiede se questo significhi che il Carroccio è pronto ad accettare modifiche, il Senatur replica: «No, vuol dire che ci pensa lui, io faccio quello che mi dice il comandante Maroni».

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