Paura Tbc a Bari, screening fra gli immigrati
Il caso
Dopo il caso della prostituta morta: allarme (poi rientrato) per l´interprete della questura
BARI – «Non c´è alcun rischio epidemia da Tbc a Bari» ha assicurato il prefetto Carlo Schilardi che ieri mattina ha convocato un vertice sulla questione, dopo la notizia del primo test positivo alla Tbc di una donna, l´interprete della questura, che a novembre ebbe contatti con la prostituta Joy Johnson, 25 anni, morta lo scorso 9 marzo per problemi tubercolari. Nel pomeriggio è stato però verificato che l´interprete, che opera come mediatrice culturale, non ha contratto la malattia. Nel frattempo sono state sottoposte a screening oltre 500 persone nel Centro di accoglienza richiedenti asilo. Undici di questi sono risultati affetti, ma «la presenza di anticorpi non significa contagio» ha precisato Schilardi e lo stesso ripetono in coro medici e ricercatori. «Va ricordato che parliamo di patologie endemiche in Africa la presenza di anticorpi non deve destare allarme». Da oggi nel Cara la Asl inizierà la seconda fase di test su mille persone: una struttura mobile consentirà le radiografie al torace per verificare se la malattia sia stata effettivamente contratta. Invitati a un controllo anche i clienti della nigeriana che si prostituiva sulla tangenziale. «Ma l´unico pericolo reale è la psicosi xenofoba» denuncia l´infettivologo del Policlinico Gaetano Brindicci. «Nessun cittadino barese si è presentato al pronto soccorso, la città al di fuori di ogni pericolo, tuttavia l´attenzione è massima» ha detto il prefetto.

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