Il premier scarica le ronde di Bossi

Il Manifesto 20/03/09

SLEGAMI
Berlusconi prova a frenare la Lega: non possono chiedere tutto. Ma non è rottura, anche se Fini è soddisfatto
CARLO LANIA
ROMA
Fino a oggi la presa di distanze non era mai stata così netta, sia nei toni che nei contenuti. Tanto da sembrare lo sfogo di chi, stanco di assecondare richieste sempre più difficili da condividere, alla fine decide di mettere un paletto. «Non possono volere tutto» sbotta infatti Silvio Berlusconi da Bruxelles dove si trova per il vertice del Ppe. Un attacco frontale diretto alla Lega, all’alleato fedele, all’amico Umberto Bossi che per un po’ lascia senza parole tutti i leader del Carroccio.
Dietro lo sfogo del premier c’è la lettera in cui oltre cento deputati del Pdl gli chiedono di poter votare liberamente sul disegno di legge sulla sicurezza in discussione alla Camera e del quale non condividono molti punti che definiscono «inaccettabili». L’elenco è lungo, e riguarda tutti i cavalli di battaglia del Carroccio: dall’introduzione del reato di clandestinità (seppure nella sua versione più soft che prevede un’ammenda al posto del carcere) all’obbligo per i medici di denunciare i clandestini (esteso anche agli insegnanti e a tutti i pubblici funzionari), al pericolo di creare dei bambini fantasma vietando l’iscrizione all’anagrafe dei figli degli immigrati irregolari. Per finire con le ronde. «Noi non sentivamo l’esigenza delle ronde come loro – dice Berlusconi – perché pensavamo che sarebbero state prese, come poi è stato, dall’opposizione e quindi dai media come la volontà di sostituirci alla polizia e alle forze dell’ordine, mentre invece è tutt’altra cosa». E lo steso disagio Berlusconi riconosce di provarlo anche nei confronti della norma che obbliga i medici a denunciare i clandestini. Il premier la definisce «un equivoco» perché l’obbligo non esiste, ma dice anche di aver parlato con i deputati che hanno firmato la lettera. «Persone vicine a me – dice – che mi hanno detto di aver sottoscritto la lettera in totale buona fede perché rappresenta un sentimento che anche io condivido». Da qui la decisione che suona come una sentenza: «Io non ho nessun obiezione a cambiare la legge».
Le parole di Berlusconi piacciono a Gianfranco Fini, contrario da sempre ai medici-spia. «Certo che sono soddisfatto» dice il presidente della Camera sorridendo ai giornalisti dopo aver letto le dichiarazioni in arrivo da Bruxelles. Ma è sul sito della fondazione Farefuturo, da lui presieduta, che la soddisfazione si trasforma in giudizio politico, con u articolo intitolato «Così nasce il Pdl, non si può inseguire la Lega» e che suona come un proclama a soli dieci giorni dal congresso che dovrà dare vita al partito di Berlusconi e Fini.
Anche per questo la Lega sembra accusare il colpo. E’ chiaro a tutti, infatti, che le parole del premier sono una sconfessione della politica sulla sicurezza del Carroccio, e in modo particolare del titolare del Viminale, Roberto Maroni. Una politica centrata quasi esclusivamente sull’ossessione leghista della lotta all’immigrazione clandestina e messa in atto con misure sempre più imbarazzanti da sostenere in Europa. Proprio come l’obbligo per i medici di denunciare i clandestini. Sempre a Bruxelles, infatti, il premier è stato chiaro: qualche volta agli alleati «possiamo dire di sì, qualche altra volta diciamo sì con difficoltà, mentre alcune volte diciamo no».
Un messaggio chiaro, che non sfugge a Bossi. Al punto che il leader del carroccio, visibilmente amareggiato, misura con attenzione le parole. «Berlusconi? Non sono così ansioso di sentirlo», dice. Poi cerca di giustificare il premier alludendo all’imminenza della scadenza congressuale. «Tutti i segretari hanno dietro il partito che spinge e anche Berlusconi si deve difendere», dice per poi concludere ammettendo che, in fondo, non ha mica detto cose strane, ha detto cose equilibrate». E solo alla fine lancia anche lui il segnale che forse Berlusconi voleva sentire: la norma sui medici? «Maroni non è mica scemo, ci ragionerà su…»., dice il Senatur. Poco dopo Roberto Calderoli annuncia di aver pronto un emendamento al quale sta lavorando e di cui parlerà con Maroni. «Una soluzione c’è», spiega il ministro alla Semplificazione annunciando di fatto un possibile quanto imminente ripensamento della Lega.
Chi, invece, l’emendamento l’ha già scritto e presentato è Alessandra Mussolini.la nipote del Dice è stata la prima firmataria della lettera dei deputati ribelli e ieri, dopo ave incassato l’approvazione del premier, è passata alla vie di fatto consegnato in commissione Giustizia, dove si trova il ddl sicurezza, un emendamento in cui si chiede di mantenere le attuali misure di legge che vietano ai medici di denunciare i clandestini. «Berlusconi ha capito finalmente che il prezzo pagato alla lega è troppo alto», dice il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, per al quale adesso al premier non resta altro che «fare marcia indietro su tutto».

I commenti sono chiusi.