Il cardinale Bagnasco benedice le opere stradali

Secolo XIX 20/03/09

La strana omelia.
Durante la messa l’arcivescovo invita le autorità ad agire per Terzo Valico e Gronda: così Genova può uscire dall’isolamento.

È LA BENEDIZIONE del cardinale Angelo Bagnasco al Terzo valico e (per la prima volta) alla Gronda. E arriva nel modo più inatteso, durante la messa di San Giuseppe, patrono del mondo del lavoro. L’arcivescovo di Genova invita ad agire, senza più tentennamenti. «Le leggi e le procedure vanno certamente rispettate – dice – ma senza lungaggini, vischiosità e sospetti continui che non aggiungono nulla e solo scoraggiano. Facendo perdere tempo, occasioni, risorse».
Bagnasco interviene nel modo più solenne, dall’altare della cattedrale di San Lorenzo. La parola “gronda” non la pronuncerà mai, fino alla fine della celebrazione, quando deciderà di sgombrare il campo dalle incertezze.
L’omelia è dedicata al lavoro che non c’è, alla crisi di fronte alla quale è necessario «deporre le armi dei conflitti più o meno manifesti, dei veti, delle rivalità». E l’unica risposta possibile è la riscoperta del lavoro vero. Fatto di fatica e sudore e sacrifici che certamente toccano le singole famiglie e possono segnare il territorio, ma sono finalizzati a un bene futuro, terreno, tangibile.
Tutto questo, nella ricetta del cardinale, deve essere collegato strettamente alla ricerca, all’alta tecnologia, all’industria, ai servizi. Come dire: l’hi tech che sposa la fabbrica, la città del terziario che è chiamata a convivere con quelle della produzione.
E se il turismo è la vocazione recente, il fascino della cittàè dato anche dalle opere dell’uomo: «Ogni volta che torno da Roma in aereo, mi affascina scorgere Genova dall’alto con il suo porto, i cantieri navali, i cantieri prospicienti il mare, i capannoni. Questa è la prima bellezza di Genova, il biglietto di presentazione di una città viva che lavora e produce».
Il presente è oggi, però bisogna guardare oltre, nello spazio e nel tempo. Facendosi carico di responsabilità che non sono solo quelle locali o di quartiere. E al centro del problema tornano le infrastrutture, le rotte commerciali dal porto verso il nord. Ma anche i collegamenti stradali interni o a corona della città. E il pensiero torna alla prospettiva della Gronda, attesa da chi vive come una trappola quotidiana il traffico autostradale, temuta e odiata da chi vede in pericolo la propria casa, la quotidianità, un patrimonio di ricordi e oggetti.
È lo scontro insanabile tra una prospettiva futura di bene comune e un danno concreto alle famiglie interessate oggi alle conseguenze degli interventi. «Aprirsi oltre le colline, diventare così lo sbocco del nord verso il mare, favorire le comunicazioni interne – incalza – tutto questo significa movimento, traffico, forse qualche cambiamento e momentaneo disagio, ma è urgente rompere l’isolamento perché l’isolamento può portare minori disturbi, una certa quiete ripetitiva. Ma certamente porta la morte».
E alludendo chiaramente all’impatto ambientale delle due grandi opere: «Se esiste un criterio per giudicare le priorità tra le scelte da fare, dobbiamo essere tutti convinti che quel criterio è il lavoro. I contorni, pur belli, non valgono la sostanza.
I bisogni di chi è senza lavoro sono immediati, la Chiesa è un avamposto sul terreno del bisogno con la sua rete delle parrocchie e dei centri di ascolto. E dall’altare il pastore dell’arcidiocesi lancia un appello ai suoi fedeli: «Sono decine le mense che ogni giorno sono in funzione e ogni settimana migliaia e migliaia di pacchi viveri vengono distribuiti, tanto che le scorte si vanno esaurendo». Bussano tanti giovani disoccupati ma anche anziani con la pensione al minimo, migliaia di persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese.
In prima fila ad ascoltare il cardinale, come è tradizione per la festività religiosa e civile di San Giuseppe, ci sono i rappresentanti delle istituzioni. Non c’è il sindaco – che ha mandato a rappresentarla il laico di Rifondazione Bruno Pastorino e il cattolico Paolo Veardo – ma c’è il governatore Claudio Burlando, ci sono il presidente della Provincia Alessandro Repetto e il prefetto Annamaria Cancellieri, i vertici delle forze armate e della polizia. In ordine sparso, rappresentanti dei partiti politici dell’opposizione.
«Sento emergere dall’anima un sogno – incalza Bagnasco – che Genova deponga le armi e viva in pace. Le armi dei conflitti più e meno manifesti, dei veti, delle rivalità. La contrapposizione paralizza, la pace è operosa. Le prove di forza disperdono energie e sfiancano la città».
Il cardinale, che per tutta la celebrazione non ha mai pronunciato le parole “gronda” e “terzo valico”, rompe gli indugi in sacrestia, di fronte alla domanda precisa: sono queste le infrastrutture alle quali si riferiva nell’omelia? «Certamente – risponde – sono infrastrutture assolutamente necessarie, senza le quali il rischio per Genova è l’isolamento mortale che non si può permettere. Se fino a ieri potevano forse essere dilazionate, oggi sono irrinunciabili».
Bruno Viani

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