Soldati israeliani rivelano: «A Gaza uccisi civili inutilmente»

Il Secoloxix.it – 19/03/09 – Una madre palestinese con i suoi due bambini è stata uccisa da un cecchino israeliano per aver capito male l’ordine di un soldato. Il tragico fatto è stato raccontato in una delle testimonianze di soldati che hanno partecipato ai 22 giorni dell’operazione militare «Piombo fuso» nella Striscia di Gaza, raccolte dal quotidiano israeliano Haaretz.
Secondo il giornale, diversi soldati israeliani hanno ucciso civili nell’ambito di «permissive» regole d’ingaggio, distruggendo intenzionalmente i loro beni. Le testimonianze di diversi soldati di fanteria e piloti da combattimento sono state raccolte durante una discussione fra i partecipanti al corso d’addestramento Yitzhak Rabin dell’accademia di Oranim. Il capo di una squadra di fanteria ha raccontato che il suo plotone aveva occupato una casa abitata da una famiglia, i cui componenti sono stati chiusi in una stanza. Successivamente è subentrato un altro plotone, che aveva piazzato un cecchino sul tetto, e dopo qualche giorno è stato deciso di rilasciare i civili.

«Il comandante del plotone – ha raccontato il soldato – ha lasciato andare la famiglia dicendo loro di dirigersi verso destra. Una madre con i suoi due bambini non ha capito ed è andata a sinistra. Il cecchino non era stato avvertito…. ha visto la donna e i bambini che si avvicinavano, verso una linea che nessuno doveva oltrepassare. Ha sparato e alla fine li ha uccisi».

Il testimone, ha detto di ritenere che il cecchino non si sia sentito in colpa perché «per quanto lo riguardava, aveva fatto il suo lavoro secondo gli ordini ricevuti». «L’atmosfera in generale, da quanto ho capito dai miei uomini con cui ho parlato – ha proseguito – non so come descriverla… le vite dei palestinesi, è qualcosa di molto, molto meno importante delle vite dei nostri soldati». Fra gli altri fatti riportati c’è anche l’ordine di un capo compagnia di sparare contro un’anziana donna che si stava avvicinando ad una casa occupata e ucciderla.

Il responsabile del corso Rabin, Danny Zamir, dopo aver udito i racconti dei soldati, ha avvertito i vertici militari dei suoi timori di un «grave fallimento morale» da parte dell’esercito. In seguito ha avuto un colloquio con il generale Eli Shermeister, responsabile dello sviluppo dei valori morali e nazionali delle truppe, il quale ha deciso d’indagare a fondo sulla vicenda. Un portavoce militare ha dichiarato che vi sarà «una verifica della veridicità dei fatti e un’inchiesta».

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