L´irritazione di sindaco e prefetto “Le regole devono essere rispettate”

Repubblica 19-03-09

Violenza
Alemanno: niente passi indietro. Pecoraro: anche gli studenti firmino l´accordo
. I ragazzi volevano fare di testa loro: non avevano dato il preavviso e hanno cercato di forzare il blocco

ROMA – Chiuso nel suo studio al secondo piano di Palazzo Valentini, per tutta la mattina il prefetto Giuseppe Pecoraro ha seguito l´evolversi della protesta alla Sapienza, guardando in diretta ciò che non avrebbe mai voluto vedere: le cariche della polizia sugli studenti che volevano sfondare, uscire dai cancelli dell´ateneo, sfilare liberamente per la città, infischiandosene dei divieti e dei disagi. Ma «non si può fare, le regole sono regole, devono valere per tutti», ha sussurrato Pecoraro ai più stretti collaboratori. Concedere il via libera agli universitari avrebbe infatti significato ridurre a carta straccia il protocollo sui cortei siglato appena una settimana fa. Norme stringenti che costringono i firmatari (sindacati confederali e quasi tutti i partiti politici, solo Rifondazione si è chiamata fuori) a manifestare lungo i sei itinerari stabiliti nell´intesa.
«Alla Sapienza, invece, gli studenti volevano fare di testa loro», ricostruiscono a Palazzo Valentini. «Non solo non avevano dato il preavviso e comunicato l´itinerario, come impone la legge. Ma, quando il funzionario di polizia gli ha chiesto dove volevano andare, per tutta risposta hanno cercato di forzare il blocco: se invece avessero indicato uno dei percorsi previsti dal protocollo, nulla questio, li avrebbero lasciati passare». È anche una questione di principio. «Se i sindacati e i partiti si autolimitano per evitare la paralisi di Roma, non si vede perché gli altri non lo possano fare. Se avessimo lasciato correre oggi, permettendo magari il passaggio su via Nazionale, tutti quelli che hanno sottoscritto il patto sarebbero insorti, avremmo fornito un alibi per infrangerlo alla prima occasione». Da qui l´idea che al prefetto Pecoraro è venuta in mente all´improvviso: invitare anche i rappresentanti dell´Onda a sottoscrivere il protocollo sui cortei. Una specie di lezione di regole e civile convivenza. «Perché la maggioranza dei cittadini romani non può sempre rimanere ostaggio di una minoranza. Sono due esigenze – il diritto alla mobilità e il diritto di manifestare – entrambe legittime, che vanno contemperate».
Sarà però difficile che gli universitari accettino. L´assemblea convocata subito dopo gli scontri ha infatti chiesto alla Cgil di assumere «una posizione netta sul protocollo anti-cortei». Ma il segretario di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, pur esprimendo «solidarietà agli studenti» ha replicato che «le norme siglate in prefettura hanno il compito preciso di regolamentare e non di vietare», tant´è che «il protocollo ribadisce il diritto inalienabile a manifestare e scioperare». Meno indulgente il leader capitolino della Uil, Luigi Scardaone: «Chiunque vuole manifestare a Roma ne ha facoltà, ma deve attenersi alle norme stabilite». Dello stesso avviso il sindaco Alemanno. Che prima ha rivolto «un invito alla calma e a disarmare qualsiasi tendenza alla violenza politica che sta creando problemi nelle nostre università». Infine ha chiosato: «Non possiamo ricominciare con cortei di 3-400 persone che si muovono per la città. È stato appena firmato un patto, rispettiamo il diritto a manifestare, ma dentro le regole».

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