E l’Europa chiede un mea culpa sui preservativi
Secolo XIX 19/03/09
La polemica.
Dopo le parole sull’inutilità del profilattico, critiche da politici, scienziati e media. Dure Francia e Germania.
Ma il Vaticano conferma
SE IL PAPA non aveva mai pronunciato finora la parola «preservativo», un motivo ci sarà pur stato. Averlo fatto martedì al suo arrivo in Africa, aggiungendo che la distribuzione dei condom «non sconfiggerà l’Aids, ma aumenterà i problemi», è suonata come un’autentica provocazione. Prontamente raccolta ieri e rimandata al mittente con una raffica di dichiarazioni sdegnate, appelli, e addirittura richieste di “mea culpa” da parte di esponenti del mondo politico, scientifico e sociale.
La prima a reagire è stata la Francia.
Parigi esprime «una preoccupazione molto viva» per le frasi del Papa, che rischiano di «mettere in pericolo le politiche di sanità pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana» ha detto Eric Chevallier, portavoce del ministero degli Esteri. La Germania si è accodata: i preservativi hanno un ruolo «decisivo» nella lotta all’Aids, hanno detto le ministre Ulla Schmidt (Sanità) e Heidemarie Wieczorek-Zeul (Sviluppo), per le quali «ogni altro strumento sarebbe irresponsabile».
La Spagna ha aggiunto il carico da undici, con il segretario generale della Sanità, José Martinez Olmos, che ha addirittura invitato Benedetto XVI a fare una «mea culpa». Chiara anche la linea della Commissione Europea: «Il preservativo – ha detto il portavoce del Commissario Ue agli aiuti umanitari, Louis Michel – è uno degli elementi essenziali nella lotta contro l’Aids e la Commissione Ue ne sostiene la diffusione e l’uso corretto».
Il mondo scientifico non è da meno: «Catastrofe»è l’espressione usata dal direttore dell’Agenzia nazionale delle ricerche sull’Aids, Jean-Francois Delfraissy. «Milioni di persone che saranno contaminate a causa di queste dichiarazioni», profetizzano i Médécins du monde. Su Le Monde, il vignettista Plantu disegna Gesù Cristo che moltiplica i preservativi e li regala agli africani. Impossibile elencare tutte le reazioni, ma spicca per assenza quella del nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Non commento le parole del Papa».
Come sempre accade ogni volta che Benedetto XVI viene coinvolto in una polemica (dal caso del vescovo negazionista a quello sulla dichiarazione dei diritti degli omosessuali), la sala stampa vaticana cerca di precisare, e ripercorrere il discorso del Pontefice: «Pensare che i problemi si risolvano puntando tutto o mettendo l’attenzione quasi esclusivamente sull’uso dei preservativi è un’illusione, perché non va nel senso della responsabilità e della crescita della persona nella sua completezza», dice padre Federico Lombardi. «Il Papa ci richiama all’essenza dell’amore», e l’amore «non si esaurisce in nessuna delle sue espressioni», avverte l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco.
Il Papa da sempre ripete che, contro l’Aids, l’astinenza e la fedeltà coniugale sono presìdi molto più efficaci del preservativo, e questo è obiettivamente difficile negarlo. Non a caso i medici cattolici sono scesi in campo parlando di «mistificazione anche dal punto di vista scientifico». Gianluigi Gigli fa due esempi a Radio Vaticana: «In Thailandia, dove si è puntato solo sulla distribuzione dei preservativi, il contagio è aumentato; in Uganda, dove si è puntato sul comportamento e sugli stili di vita, è diminuito». Prevenire è meglio che copulare, insomma, e copulare fuori dal matrimonio, per strano che ci sembri, non è obbligatorio.
Intanto la visita in Camerun del Papa prosegue trionfalmente. Ma l’impressione è che questo resterà il viaggio dei “condom che favoriscono l’Aids”. Lo slogan è coniato, e indietro non si torna.
claudio paglieri

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