Dichiarazione dei diritti dei gay anche gli Stati Uniti aderiscono
Secolo XIX 19/03/2009
La svolta
Washington. Gli Stati Uniti hanno annunciato ieri il loro sostegno alla dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti degli omosessuali: un dietrofront rispetto alla posizione del precedente inquilino della Casa Bianca, George W. Bush. L’intenzione di Washington di unirsi ai 66 Paesi firmatari del documento ispirato dalla Francia è stata annunciata dal portavoce del Dipartimento di Stato, Robert Wood. La dichiarazione, che non ha il carattere costrittivo di una risoluzione, invoca l’universalità dei diritti dell’uomo e chiede la depenalizzazione mondiale dell’omosessualità. È composta da 13 punti che mirano ad «assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possa mai costituire la base per infliggere condanne, in special modo esecuzioni, arresti o detenzioni». Alla risoluzione si erano opposti il Vaticano, diversi Paesi islamici, la Cina, la Russia e gli Stati Uniti. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano ha comunque precisato che la decisione di sostenere il documento non avrà conseguenze giuridiche per gli Stati Uniti. I timori sono legati a una frase della risoluzione che tutela gli omosessuali dalla «privazione dei diritti economici, sociali e culturali». Un’interpretazione ampia potrebbe comprendere tra questi anche i diritti al matrimonio, alle adozioni, agli assegni familiari e così via; e mettere in dificoltà i Paesi che non intendono concederli.

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