Débât public e gronda, ultima invenzione della politica debole
Secolo XIX 19/03/2009
Pilotina blog
PILOTINA, il blog del nostro sito www.shippingonline.it, mette oggi la prua sulla “gronda”, nome orribile che indica non solo l’oggetto di recenti conflitti tra amministrazione comunale e cittadini, ma soprattutto l’infrastruttura autostradale che potrebbe salvare la vita al porto e a una città sempre più congestionata dai camion e pertanto invivibile. Potrebbe: se dietro ci fosse una scelta politica di sviluppo portuale e cittadino. Altrimenti, alla luce di quanto sta accadendo, meglio sarebbe decidere legittimamente di non fare nulla e di trasformare la città di Genova in qualcosa di completamente diverso rispetto all’immaginario collettivo. Obiettivo di Pilotina: coinvolgere direttamente i cittadini, i comitati, la gente. Per sapere, decifrare, capire, verificare se esistono speranze.
Ci pare che nella discussa e discutibile “gronda”-story, ultimo tormentone di una Genova alla deriva, manchino due presupposti fondamentali: la condivisione del bene comune, che viene continuamente messo in discussione in quanto pochi ci credono, forse perchéè proposto male e senza convinzione; le contropartite, troppo vaghe e fumose per essere credibili. In definitiva, è assente la politica, che pianifica e che decide. E ogni passaggio sembra studiato ad arte per rinviare, per alimentare inutili contrapposizioni, per non fare niente di niente.
Incredibilmente, un afroamericano ha conquistato la Casa Bianca, la new economy ha fatto in tempo a nascere, crescere, esplodere, collassare, riprendersi e tornare al tappeto. Wall Street e il dollaro hanno toccato i massimi e i minimi dal dopoguerra. Poi si torna a Genova, che sembra una puntata d’archivio. Al punto che in molti, ormai, cominciano a nutrire pesanti riserve sulla possibilità che la città possa reinventarsi un futuro dignitoso insieme al proprio porto. Sono stati sprecati troppi anni, quanti ce ne vorranno per recuperare? E poi: servirà?
Dal punto di vista del porto e della sua sopravvivenza come scalo internazionale, la “gronda” autostradale (ma a chi è venuto in mente di chiamarla così?) non è solo necessaria, ma vitale. Purtroppo, però, in tutti questi anni le questioni della “bretella” prima e della “gronda” poi, sono state affrontate con una superficialità veramente sconcertante.
Dal punto di vista della merce, e quindi dei traffici portuali, la soluzione più conveniente sarebbe stata quella della separazione dei flussi di traffico. Evitando per sempre i quotidiani infernali ingorghi di ore per entrare in città e accedere ai terminal. E mettendo mano contemporaneamente al riordino della rete ferroviaria e al riassetto autostradale. Ma mentre nel resto del mondo le infrastrutture si realizzano, da noi il tempo vola inutilmente.
In vent’anni i traffici del porto sono più che quintuplicati, ma la rete infrastrutturale è rimasta la stessa, con l’inevitabile risultato della paralisi quotidiana. Questa volta, la risposta della politica è addirittura grottesca. Il sindaco Marta Vincenzi prima lancia proclami scritti sulla sabbia sullo sviluppo del porto. Poi inventa un dibattito che ha tanto il sapore del fumo senza arrosto: discussioni accese e interminabili su progetti che non sono progetti, ma righe tracciate sull’ipotesi di eventuali alternative.
Il problema, alla fin fine, è quello di decidere, mentre il sistema usato e le proposte presentate sino ad ora non fanno altro che aumentare confusione e conflitti. Il cosiddetto “débât public” si sta rivelando una vera e propria deriva istituzionale, l’ultimo frutto indigesto di una politica locale esausta.
sindaco e portoSembrano scritti sulla sabbia i programmi della Vincenzi per lo sviluppo dei moli

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