Castrazione, no del governo al decreto ma è braccio di ferro con Maroni
Repubblica 19-03-09
La Lega: non arretriamo. I funzionari di polizia: non funziona . La maggioranza cerca l´intesa col Pd, che però chiede di cancellare le ronde
ROMA – O il decreto ronde-stupri resta com´è o ci entra dentro la castrazione chimica per pedofili e violentatori. L´alto là della Lega e del ministro dell´Interno Roberto Maroni si gioca tutto qui. E oggi alla Camera, in commissione Giustizia, finirà 1 a 0 per il Carroccio. Nel senso che il testo resta invariato, e la castrazione finirà in un futuro ddl. Con un duplice assist: Maroni incassa il suo decreto, che contiene le ronde, e la Lega rilancia la castrazione, tema che fa presa sui suoi elettori. Un ostacolo arriva dal ministero della Giustizia, dove più d´uno è critico sull´obbligo del carcere per chiunque commette una violenza. Via Arenula vorrebbe modifiche e attenuazioni. Tant´è che il sottosegretario Giacomo Caliendo ha dato parere favorevole ad alcuni emendamenti, come quello dell´aennino Manlio Contento, che prevede un reato ad hoc per gli atti di libidine non particolarmente gravi (tipo «una pacca sul sedere» spiega Contento) per cui il giudice sarebbe libero di dare una misura alternativa al carcere.
Maroni non vuole cambiamenti. Il suo sottosegretario Alfredo Mantovano (An), in una riunione sulle proposte di modifica con Caliendo, la Bongiorno, la relatrice leghista Carolina Lussana, il capogruppo Pdl in commissione Enrico Costa, se n´è fatto esplicito portavoce. «O tutti sono d´accordo, pure l´opposizione, o non si cambia niente». Immediata la consultazione per i democratici Marco Minniti e Donatella Ferranti che hanno risposto controbattuto: «Se togliete dal decreto le ronde possiamo discutere sulla violenza sessuale». Scontata la replica di Maroni con un «ma non se ne parla proprio».
La castrazione finirà dunque per essere rinviata a un prossimo ddl. Per ora il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ammesso l´emendamento leghista, bocciando quelli della forzista Mariarosaria Rossi sulle foto segnaletiche dei violentatori nei luoghi pubblici («Ma lo ripresenterò pari pari in un altro ddl») e del leghista Matteo Brigandì sulle maggiorazioni di pena per i furti in casa. L´ultimo braccio di ferro sulla castrazione ci sarà oggi in commissione: o la Lega lo ritira o il resto della maggioranza vota no. Caliendo non ha lasciato spazi: «È una proposta che richiede audizioni, ci sono dubbi, come quello dei tumori conseguenti al trattamento, o sull´effettiva reversibilità». E Costa: «Bisogna ponderare, analizzare, non si può infilare la castrazione su un vagone già in corsa». Ma la Lussana, pubblicamente, non arretra: «Per noi resta ferma la volontà di approvare la sperimentazione di una misura che in altri paesi è già legge senza alcuna polemica». E, per le spicce, negli incontri riservati: «Se cambiate il testo noi ci vogliamo anche la castrazione». Che il segretario dell´Associazione dei funzionari di polizia Enzo Marco Letizia boccia senz´appello: «È una falsa certezza per combattere gli stupratori. Il farmaco usato (ciproterone) è controindicato per chi è a rischio cancro, diabete, epatatite, anemia, depressione, trombosi e per chi ha meno di 18 anni. È inefficace per gli alcolisti. E appena si sospende aumenta la libido del violentatore».
(l.mi.)

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