Auto-recupero e autogestione: i rom presentano il progetto ”Dado”
Redattore sociale 17/03/2009
Sarà inaugurata il 23 marzo a Settimo Torinese la struttura residenziale di 675 metri quadrati in cui vivono 8 famiglie
TORINO – E’ tutto pronto a Torino per l’inaugurazione del progetto “Dado”, realizzato con il sostegno economico della Compagnia di San Paolo e della provincia di Torino (assessorato al Lavoro e alle politiche sociali) e in collaborazione con Architettura delle convivenze, Gruppo Abele, Croce Rossa Italiana, Ufficio Pastorale Migranti. Il Dado è un edificio grigio e quadrato, nel cuore di Settimo Torinese dove otto famiglie rom hanno imparato l’autogestione e l’integrazione piena sul territorio. Lunedì 23 marzo con il seminario “Social housing, inclusione sociale e lotta al pregiudizio. Il Dado una soluzione possibile”, presso la Sala Consiliare della Città di Settimo, verrà inaugurata la struttura e interverranno ospiti e artefici di questo progetto, tra gli altri don Luigi Ciotti (presidente di Libera e Gruppo Abele), Michele Curto (presidente Terra del Fuoco), Aldo Corgiat (sindaco di Settimo Torinese), Luigi Morello (Compagnia di San Paolo), don Fredo Olivero (Ufficio pastorale migranti), Salvatore Rao (assessore alle politiche giovanili della Provincia di Torino), Eleonora Artesio (assessore alla Sanita’ della Regione Piemonte) e Ignazio Schintu (Maresciallo Capo della Croce Rossa Italiana).
“Con l’auto-recupero la questione ‘rom’ può essere affrontata in un’ottica di nuovo welfare – raccontano gli organizzatori – dove la promozione sociale dei soggetti svantaggiati si integri con le istanze di sicurezza e integrazione della comunità locale. L’esperienza approfondita negli ultimi anni attraverso la realizzazione di progetti volti al ‘dare casa’ e all’integrazione sociale di categorie definite ‘deboli’ (rom e sinti in particolare ma anche rifugiati, immigrati e altri ancora) dimostra che tali percorsi hanno effetti concreti non soltanto rispetto ai beneficiari ma sul contesto di inserimento degli stessi.
L’atto concreto di ‘farsi la casa da sé’ allora, non solo agisce come processo di promozione sociale fra i rom coinvolti, ma è elemento di superamento di pregiudizi e razzismi da parte della popolazione italiana del luogo di accoglienza. “Il Dado è in assoluto il primo progetto di auto-recupero legato alla comunità rom romena, ed in questo costituisce non solo una occasione di riflessione ma anche di speranza per il futuro”.
Il Dado è una struttura residenziale di circa 675 metri quadrati, che il comune di Settimo ha dato in concessione a Terra del Fuoco. La ristrutturazione e l’adattamento della struttura, in collaborazione con Architettura delle Convivenze, è un progetto di auto-recupero: il lavoro è stato svolto in prima persona dalle famiglie rom, e garantisce un risparmio nella ristrutturazione: le famiglie, in cambio dell’ospitalità, contribuiscono al patrimonio della comunità di Settimo. “Lo scopo non è solo quello di creare degli appartamenti per le famiglie- raccontano a Terra del Fuoco – ma di realizzare un’abitazione provvisoria che sia anche luogo di condivisione, con particolare attenzione ad alcuni ambienti di socialità, come la terrazza, il giardino per i più piccoli”.
Nella struttura verranno inoltre ospitati per periodi brevi alcuni responsabili della rete internazionale di Flare, network europeo fondato da Terra del Fuoco e Libera, per lottare contro le mafie a livello europeo. “Le famiglie rom coinvolte vengono attualmente accompagnate dai mediatori culturali in un percorso d’inclusione sociale che, partendo dall’inserimento scolastico dei minori, e lavorativo degli adulti, si conclude con la ricerca di un’abitazione permanente”. Le otto famiglie del Dado sono ben integrate: tutti i bambini frequentano la scuola, gli oratori e l’estate ragazzi, mentre tutti gli adulti hanno collaborato alla riuscita del cantiere edile. Attualmente, alcuni lavorano, altri, dopo un corso svolto con l’Università Della Strada del Gruppo Abele, stanno svolgendo un lavoro di mediazione alla pari nei campi rom, all’interno di un altro progetto dell’associazione.

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