«Ronde nate a Genova»

Secolo XIX 19 marzo 2009
Attacco dal sito del premier: iniziativa del governo uguale a quella del Comune

C’È UN’INIZIATIVA del Comune di Genova, baluardo del centrosinistra, che sembra anticipare il disegno di legge del governo sulle “ronde”? Quel provvedimento, già passato in Senato e in via di approvazione alla Camera, che dà il via libera alle associazioni di volontari nel controllo delle città? L’attacco frontale appare in realtà mirato proprio al sindaco Marta Vincenzi e alle sue dichiarazioni sull’iniziativa dell’esecutivo: «Milizie di partito, sicurezza privatizzata». La provocazione parte di prima mattina. Il quartier generale è quello di un sito internet: www.governoberlusconi.it. Con un titolo che non lascia spazio ad equivoci: “Ronde, l’esempio viene da sinistra”.
Beninteso, non si tratta di un sito istituzionale (quello autentico è www.governo.it) ma una sorta di dépendance del Popolo della Libertà. La cui missione è chiarissima: illustrare le realizzazioni del Cavaliere e, in seconda battuta, far emergere quelle che, secondo i redattori azzurri, sono le polemiche artificiose che accompagnano le sue iniziative.
Qual è l’argomentazione? Tutti sparano a zero, spiega il sito, contro le “associazioni tra cittadini” che dovrebbero contribuire al controllo del territorio: «Abdicazione dello Stato, razzismo strisciante, legittimazione degli squadroni della notte: la sinistra ne ha dette di tutti i colori sul via libera ai volontari per la sicurezza da parte del governo». Invece, prosegue l’articolo, «le cosiddette ronde non sono altro che esperienze già regolamentate dall’Emilia Romagna, dal Comune di Bologna e da quello di Genova, tutte amministrazioni rette dal centrosinistra».
Il sindaco Marta Vincenzi, risponde a stretto giro di posta: «Paragonare ronde-milizie alla nostra esperienza, che è semmai quella dei nonni-vigili, è un’assurdità che non sta né in cielo né in terra». Ma ormai la polemica è partita.
Da una parte c’è il disegno di legge del governo, che, dopo alcune variazioni chieste e ottenute dalla minoranza al Senato, è passato all’altro ramo del parlamento per la conversione in legge. Dall’altra un progetto, quello chiamato “Presidio civile del territorio”, presentato a Genova il 15 febbraio dell’anno scorso e decollato tre giorni dopo. Fu voluto dall’assessorato alla città sicura di Francesco Scidone, Italia dei Valori, che si è guadagnato in poco tempo l’appellativo di “assessore sceriffo”. Cosa che a lui non è mai andata storta. E persino lo stesso sindaco, già all’inizio del suo mandato, commentò: «È vero, abbiamo un assessore un po’ sceriffo. Ma ci vuole».
Il Secolo XIX ha messo a confronto, nelle due schede all’interno di questo articolo, l’ultima versione del disegno di legge del governo e la nota ufficiale con cui fu presentato il progetto del Comune. La differenza più rilevante, quella che salta agli occhi, è che Genova aveva già indicato con precisione a quali volontari affidarsi.
La legge che arriverà, invece, parla più genericamente di associazioni di cittadini. Anche se ne subordina l’attività al semaforo verde del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza: in soldoni, ai prefetti con la collaborazione delle forze dell’ordine. Per il resto le competenze non sembrano, almeno nell’enunciazione, molto diverse. Nell’ultima formulazione della legge che dovrebbe entrare in vigore è anche scomparsa la frase secondo la quale le ronde avrebbero dovuto «cooperare nello svolgimento dell’attività di presidio del territori».
È proprio sulle affinità tra questi due testi che ora i difensori della legge tentano di affondare il colpo. Sostengono: sono praticamente uguali, «ma un anno dopo la stessa giunta di Genova ha stigmatizzato con parole durissime il provvedimento del governo sui volontari per la sicurezza».
Marta Vincenzi risponde così al Secolo XIX: «Mettere sullo stesso piano quelle che si profilano come vere e proprie milizie di partito con la nostra esperienza di nonni che aiutano gli scolari a uscire da scuola, o di volontari che sorvegliano i parchi in cui giocano i bambini, mi sembra davvero assurdo. Là c’è una sorta di via libera all’azione di squadre che non vorremmo mai più vedere in azione, chiaramente targate politicamente e ideologicamente. Il nostro è invece un progetto di sicurezza partecipata e in questo sì, è un’esperienza democratica e di sinistra. Mi sembra che ci sia una differenza sostanziale».
Il testo del disegno di legge del governo sembra però molto prudente… «E lo è. Il problema è come queste iniziative vengono “giocate” sul piano politico. In realtà vengono utilizzate per dare in pasto a quella parte dell’opinione pubblica più accesa, quella più giustizialista, l’idea che si faccia qualcosa. Anche se in realtà si fa poco e nulla. Però non è meno pericoloso, perché si rischia di dare il via a un fenomeno di false associazioni tra cittadini che invece nascondono finalità non sempre nobilissime».
Saranno però controllate dai prefetti: «Bisogna anche cercare di capire quali possono essere le tensioni che giungono dai territori. Difficile pensare, ad esempio, che nelle zone del Paese a forte caratterizzazione leghista le ronde non assumano la stessa connotazione. Ripeto: il progetto del governo non ha nulla a che fare con il nostro progetto. E scoprire che i nostri volontari sono a loro volte “ronde” mi offende anche».
massimiliano lenzi
marco menduni

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