L’acqua come business, l’acqua come diritto umano
Il manifesto 18 marzo 2009
Forum e controforum nella città turca: dopo le botte della polizia le espulsioni di attivisti
Tolga Korkut *
ISTANBUL
«Il Forum mondiale dell’acqua dice di voler trovare soluzioni ai problemi legati all’acqua, ma in realtà in quell’arena si discutono politiche che poco hanno a che fare con la risoluzione dei problemi e tanto con il beneficio per le grandi multinazionali e i governi». Tahir Ongur fa parte della Piattaforma contro la commercializzazione dell’acqua, tra gli organizzatori del forum dell’acqua alternativo. «Il prezzo dell’acqua – dice – nelle città sta aumentando. Sempre più vengono utilizzati i contatori a pagamento. A Antalya sono ormai centinaia le persone che si sono viste tagliare il servizio idrico perché non riescono a pagare». E poi naturalmente c’è il problema delle dighe e delle centrali idroelettriche, specialmente nelle regioni kurde. E proprio a Diyarbakir ieri si è riunita la carovana dell’acqua diretta a Istanbul. In particolare è stata ribadita l’opposizione al progetto di costruzione della diga di Ilisu che distruggerebbe completamente la città millenaria di Hasankeyf costringendo alla migrazione forzata decine di migliaia di persone.
Ieri a Istanbul è stata una giornata relativamente tranquilla. Certamente più tranquilla della giornata di apertura quando centinaia di attivisti sono stati picchiati dalla polizia. 26 i fermati, tutti rilasciati ieri. Due attiviste di International Rivers, una tedesca e una americana, espulse dalla Turchia.
Ann-Kathrin Schneider, rientrata a Berlino, ha raccontato la sua esperienza. «Io e Payal Parekh – scrive Schneider – abbiamo srotolato uno striscione all’interno del centro conferenze di Sutluce dove si tiene il forum, con su scritto ‘no alle dighe pericolose’». Lo striscione è rimasto aperto per cinque minuti, poi è arrivata la polizia che le ha fermate e preso i loro passaporti. Quindi sono state portate alla stazione di polizia di Beyoglu: lasciare il paese immediatamente o finire in carcere, con possibile condanna a un anno. Ieri mattina la polizia le ha caricate su un aereo e rispedite in Germania e Usa.
Intanto all’interno del forum ufficiale, ieri è stato il ministro dell’ambiente Veysel Eroglu a sottolineare, in una conferenza stampa, che «il governo turco non ha nessuna intenzione di vendere l’acqua. L’acqua – ha detto – è dello stato e noi dobbiamo farne l’uso migliore. Quello che intendiamo fare – ha aggiunto, scoprendo da solo il bluff – è coinvolgere le compagnie private nella realizzazione di centrali idroelettriche. Per questo parlare di privatizzazione dell’acqua è incorretto». Parole immediatamente contestate dagli ambientalisti e dagli organizzatori del forum alternativo. Per i canadesi di Blue Planet Project (a Istanbul sono arrivate organizzazioni da tutto il mondo), il forum mondiale è solo «un grande show messo in piedi dalle multinazionali dell’acqua». Dove non si parla affatto di acqua come diritto umano. «Le multinazionali e molti governi vedono l’acqua come una merce da vendere, nonostante la privatizzazione si sia rivelata un fallimento».
*Bianet – Rete d’informazione indipendente

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